Crac Ila, Cappellacci tra gli indagati Nel mirino le sue perizie da consulente

Pubblicato il da sandro cherenti

Dieci anni fa il commercialista futuro governatore era consulente dei pm della Procura di Cagliari, che ora gli contesta di aver ritardato il fallimento della Ila di Portovesme.                

                 di L'UNIONE SARDA.

Col deposito degli atti trova conferma una notizia che girava da qualche giorno: tra i 29 professionisti coinvolti nel crac della Ila di Portovesme c'è Ugo Cappellacci. Il presidente della Regione è indagato per concorso in bancarotta in relazione alla sua attività di commercialista-consulente del pubblico ministero tra il novembre 1999 e il giugno 2001.

All'epoca era stata aperta una prima indagine per truffa: dopo aver sequestrato i nove miliardi di lire erogati dal ministero delle Attività produttive alla società del gruppo Molinas, il pm di Cagliari Guido Pani aveva chiesto una consulenza tecnica a Cappellacci. Il risultato di quel lavoro (consegnato il 20 febbraio 2001) aveva convinto il magistrato a dissequestrare i soldi e archiviare il caso.

Alcuni anni dopo la Procura ha aperto un nuovo fascicolo per far luce su un secondo finanziamento alla Ila da 5 milioni di euro e in quell'occasione sono stati riletti i vecchi documenti. Tra questi c'era una lettera con cui il consulente della Ila Luigi Crippa anticipava alla società la decisione della magistratura. Questo passaggio è riportato dai curatori fallimentari nella corposa relazione (350 pagine) su cui si fonda l'arresto degli amministratori della Ila Rober Carboni, Andrea Binetti e Stefania Gambacorta, accusati di concorso in bancarotta, falso, truffa aggravata e false comunicazioni sociali. E proprio la relazione dei curatori ha portato il pm Giangiacomo Pilia ad aggiungere il nome dell'attuale Presidente della Regione nel registro degli indagati per fatti accaduti dieci anni fa: «Sapeva che la Ila era decotta eppure avrebbe attestato falsi valori del patrimonio societario. In quel modo avrebbe permesso l'approvazione dei bilanci 1997 e 1998 e influenzato quelli successivi. Col risultato di ritardare il fallimento e aggravare il dissesto finanziario». Cappellacci sottolinea, invece, di aver individuato nelle sue perizie i presupposti dei reati di falso in bilancio truffa e frode fiscale.

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