Carbosulcis, prove tecniche di futuro

Pubblicato il da sandro

Venerdì prossimo l'incontro in Regione sul tavolo la questione della centrale da 650 megawatt e il rebus degli aiuti di Stato

Un vertice sulla partita decisiva per l'industria sulcitana


Cosa ne sarà della miniera di carbone della Carbosulcis? Una domanda che racchiude tanti altri interrogativi e che le organizzazioni sindacali gireranno alla Regione, proprietaria della miniera, nel prossimo incontro previsto per venerdì 9 luglio, probabilmente (non c'è ancora la convocazione ufficiale) presso il comitato anticrisi. 


SOLUZIONE STRUTTURALE

 Di sicuro la prospettiva della miniera ha nel Sulcis un respiro ben più ampio del giacimento in sé e dei 500 addetti che ci lavorano. Perché il carbone Sulcis è al momento attuale l'unica possibile soluzione strutturale al male eterno del polo industriale di Portovesme, ossia il caro-energia. Come ha ricordato qualche giorno fa con un'interrogazione il deputato Pdl Mauro Pili, a dicembre ci sono due scadenze importantissime, una per l'assegnazione delle concessioni per la centrale integrata (e ancora non c'è traccia del bando), l'altra per la presentazione del progetto sulla cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica nel sottosuolo, una nuova tecnologia che si dovrebbe tradurre nell'utilizzo sostenibile del carbone. E poi c'è un'altra incognita, quella che ha fatto andare deserto l'ultimo bando sulla centrale: gli incentivi Cip 6 sono applicabili o no a questa centrale? Insomma i dubbi da chiarire sono diversi e per la riunione della prossima settimana non mancherà il materiale di discussione. 


TEMPI E COSTI 

«Sarà molto difficile riuscire a predisporre il bando entro i termini prestabiliti - dice Mario Crò, segretario della Uilcem - e dunque con molta probabilità per un altro anno la miniera resterà in mani pubbliche. Ma ci sono anche questioni interne da affrontare: ad esempio si dice, e chiederemo una verifica ai tecnici, che il costo di produzione di una tonnellata di carbone sia altissimo a causa di una serie di scelte su giacimenti e macchinari. Noi non siamo tecnici, ma vogliamo verificare questo aspetto che non è secondario per l'assetto produttivo della miniera». Il fattore tempo è quello che preoccupa di più organizzazioni sindacali e minatori (anche la Rsu nei giorni scorsi ha lanciato un appello alla Regione), perché i prossimi sei mesi potrebbero essere fondamentali per decidere il futuro della miniera. 


DUBBI E PAURE

 «A Cagliari non hanno le idee chiare- dice Roberto Puddu, segretario della Cgil- o forse ce le hanno anche troppo chiare e fanno scorrere il tempo. Invece quel giacimento di carbone è fondamentale per dare una soluzione, finalmente strutturale, al problema degli alti costi energetici per le fabbriche di Portovesme». Un progetto di cui si discute da anni, che dovrebbe coniugare lo sfruttamento del carbone Sulcis con le prospettive del polo industriale di Portovesme. «Su Carbosulcis vorremmo capire - dice Nino D'Orso, segretario della Femca Cisl - qual è il percorso e il progetto che la Regione intende seguire, quali sono i risultati della nuova tecnologia sullo stoccaggio dell'anidride carbonica; in una parola: qual è la prospettiva della miniera. A queste questioni generali, si aggiungono altre domande su aspetti interni, tipo l'organizzazione del lavoro e dei reparti». Insomma l'agenda dell'incontro di venerdì prossimo è già abbastanza fitta di domande e dubbi da chiarire. Con le scadenze di dicembre che incombono, per disegnare il destino dell'oro nero del Sulcis e di tutto l'apparato industriale. 


ANTONELLA PANI

Pubblicità

Con tag articolo stampa

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post