Alcoa:un manager americano giovedì al tavolo col Governo
Alcoa sarà presente con un suo uomo forte giovedì a Roma, durante il vertice decisivo a Palazzo Chigi.
La multinazionale americana sarà rappresentata ai massimi livelli: dopo la riunione del consiglio di amministrazione negli Stati Uniti, un top manager di Pittsburgh volerà in Italia per definire una volta per tutte il futuro della fabbrica di alluminio di Portovesme.
E se non sarà direttamente il presidente Klaus Kleinfeld, a comunicare la decisione di Alcoa - disimpegno o rilancio delle produzioni in Sardegna - potrebbe essere comunque un nome di spicco del management aziendale.
IL VERTICE
A Portovesme c'è grande attesa per il nuovo incontro, previsto inizialmente per lunedì e poi slittato a giovedì 11 alle 20. 
E le organizzazioni sindacali provano a dare un'interpretazione di questo slittamento improvviso e inaspettato.
«Possiamo solo sperare che la nuova riunione serva per ritrattare la decisione precedente», dice Rino Barca, segretario della Fsm Cisl, «ma ovviamente non abbiamo certezze né informazioni ufficiose.
Quel che sappiamo è che questa vertenza sembra infinita, la trepidazione e l'ansia tra i lavoratori sono alle stelle».
RESA DEI CONTI
La resa dei conti è stata spostata di qualche giorno, ma molti ritengono il rinvio un segno positivo.
«Ovviamente non possiamo indovinare quale sarà il risultato finale», dice Angelo Diciotti, segretario della Cub, «ma è di sicuro positivo che Alcoa abbia chiesto altro tempo.
Significa che almeno stanno ridiscutendo la decisione iniziale. Non sappiamo come andrà a finire, potrebbe anche essere confermata la scelta di una fermata degli impianti.
Comunque, l'impegno dei lavoratori e del Governo è stato lodevole». Insomma è difficile fare previsioni, impossibile visti anche i colpi di scena di cui è stata costellata finora la vicenda.
Più volte è capitato che quando tutto sembrava incanalato in una certa direzione, le carte si rimescolassero all'improvviso.
L'ATTESA
«Sarebbe azzardato cercare di interpretare il rinvio», dice Franco Bardi, segretario della Fiom Cgil, «anche perché non abbiamo elementi certi per capire chi effettivamente lo ha chiesto.
Ci auguriamo solo che le liti tra Alcoa e Governo non le paghino i lavoratori, perché per noi se la fabbrica si ferma sono entrambi responsabili, l'azienda e l'Esecutivo».
Dunque, a Portovesme, dopo la lunghissima trasferta a Roma e il movimentato ritorno con l'allontanamento dei dirigenti, si respira aria di attesa. «L'augurio è che questo supplemento di tempo sia necessario per valutare al 100 per cento il pacchetto presentato dal Governo», dice Andrea Cuccu, segretario della Uilm.
«Tuttavia, alla luce dei precedenti, è meglio mantenersi cauti».
L'ACCUSA
Intanto arriva una risposta alle considerazioni di Irs, movimento indipendentista, sulla vertenza Alcoa. In sintesi, Irs considera «inefficace» la protesta attuata fin qui, attraverso «numerosi viaggi della speranza a Roma» e altre manifestazioni.
Insomma, «si è perso tanto tempo: l'unico risultato ottenuto da Giunta e sindacati - afferma un documento dell'esecutivo nazionale - è il lento strascico della serrata degli impianti», già annunciata a novembre.
Perciò Irs ribadisce che per il Sulcis l'unica svolta «fattibile» sarebbe la riconversione industriale «in un'ottica di risanamento ambientale».
«Sono dichiarazioni offensive verso il sindacato e i lavoratori coinvolti che, con grande unità, stanno lottando per difendere il loro posto di lavoro», dice Massimiliano Basciu, delegato Cisl della Rsu Alcoa.
«Abbiamo ottenuto la solidarietà di tutta Italia, siamo diventati il simbolo delle battaglie in difesa del lavoro e abbiamo coinvolto destra e sinistra per individuare soluzioni industriali, non di assistenzialismo».
ANTONELLA PANI