Alcoa : ultimatum sull'energia

Pubblicato il da sandro

Ieri a Roma l'annuncio ai sindacati, almeno duemila posti di lavoro in pericolo
La fabbrica rischia di fermarsi a metà novembre
L'Alcoa ha annunciato che sospenderà le produzioni di alluminio se entro il 17 novembre non arriveranno novità sulle tariffe energetiche: sono duemila i lavoratori col fiato sospeso


Una bomba in grado di risucchiare duemila posti di lavoro si sta per abbattere sull'economia disastrata del Sulcis Iglesiente:
 ieri a Roma, nel corso di un incontro con i sindacati, l'Alcoa ha annunciato che sospenderà le produzioni di alluminio se entro il 17 novembre non arriveranno novità significative sull'annoso tormentone del caro-energia.

L'ATTESA
 Una data che non è casuale: quel giorno scadrà il regime speciale sulle tariffe energetiche di cui gode attualmente Alcoa e da quel momento in poi produrre alluminio pagando l'energia a prezzo pieno si tradurrebbe in perdite per 8 milioni di euro al mese.
 Insostenibile per qualunque azienda, e Alcoa non fa eccezione.
A Portovesme si è aperta dunque una corsa contro il tempo per scongiurare una fermata che avrebbe effetti devastanti non solo per i posti di lavoro direttamente coinvolti, ma anche per tutto l'indotto che ci ruota intorno, ad esempio autotrasportatori ed officine di manutenzioni industriali. In sintesi la mazzata finale su un'economia già moribonda.

LE QUESTIONI

Sono due le questioni irrisolte che potrebbero sfociare nella fermata dello stabilimento di Portovesme, e sono entrambe collegate al caro-energia.
 Innanzitutto sulle tariffe energetiche speciali in scadenza pende una procedura d'infrazione dell'Unione europea per aiuti di Stato:
se la Commissione Concorrenza decidesse che il regime configura aiuto di stato, l'Alcoa dovrebbe pagare all'Italia la bella cifra di 420 milioni di euro.
Bruxelles avrebbe dovuto pronunciarsi il 28 ottobre, ma i termini sono provvidenzialmente slittati di qualche giorno, forse qualche settimana.
 Ma dall'Ue tirava aria di decisione negativa per l'Alcoa. L'altra questione non è secondaria: anche supponendo che Bruxelles chiuda la procedura d'infrazione, quale prezzo per la corrente elettrica sarà praticato all'Alcoa a partire dal 17 novembre?
 Considerazioni che hanno portato la multinazionale americana, solitamente molto prudente nelle comunicazioni, ad annunciare la fermata degli stabilimenti (oltre a Portovesme è interessato anche il sito di Fusina, nel Veneto), se non arriveranno notizie positive in tempi brevissimi.

I SINDACATI
«La politica ha grandissime responsabilità in quello che sta succedendo - dice Rino Barca, segretario della Fsm Cisl - il Virtual Power Plant era nato per le produzioni di alluminio ma poi è diventata una soluzione pasticciata, che non è stata utile neanche per Alcoa.
 È inammissibile che uno stabilimento competitivo, in grado di stare perfettamente sul mercato sia costretto a fermare, con conseguenze devastanti per tutto il territorio».
Sindacati e lavoratori già da oggi studieranno tutte le iniziative possibili per impedire l'epilogo più amaro.
«Non permetteremo mai che la fabbrica chiuda - dice Andrea Cuccu, segretario della Uilm - finora l'Alcoa era l'unico stabilimento ad aver retto l'urto della crisi di questi mesi e difenderemo questa realtà in tutti i modi».
La Fiom Cgil chiede soluzioni concrete:
«Dopo tanti impegni e promesse - dice il segretario, Franco Bardi - è ora che la politica fornisca finalmente le risposte che aspettiamo. Il tempo delle parole è finito, non si sarebbe mai dovuti arrivare a questo punto.
 Ci auguriamo che il Ministro Scajola porti con sé la soluzione, perché nessuno ha intenzione di rassegnarsi alla chiusura della fabbrica».


ANTONELLA PANI
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