Alcoa : disperazione a sessanta metri
Portovesme.
La protesta durante un'assemblea dopo l'allarme sul pericolo di chiusura dello stabilimento dell'alluminio
La loro fabbrica rischia di chiudere, così ieri mattina, quattro operai dell'Alcoa si sono arrampicati sopra una torre d'acciaio alta sessanta metri: chiedono garanzie sulle tariffe energetiche agevolate.
«C'è un gruppo di lavoratori sulla torre vicino alla Fonderia»:
la notizia è arrivata così all'Alcoa di Portovesme, durante l'assemblea generale dei lavoratori, mentre si discuteva di tariffe energetiche in scadenza, del Virtual power plant che non funziona e di fideiussioni milionarie.
L'assemblea doveva decidere cosa fare, quali iniziative portare avanti per scongiurare la chiusura della fabbrica di alluminio, ma in quattro avevano già deciso: decine e decine di scalini, su fino a sessanta metri di altezza sulla torre vicino alla Fonderia, un deposito d'acqua vicino al magazzino Prodotti finiti, perfettamente visibile dall'asse esterno.
Hanno portato con loro le bandiere sindacali e le hanno issate lassù, con tutto il carico di angoscia e preoccupazione per un epilogo che fino a qualche settimana fa sembrava solo un incubo.
LA SCADENZA
Invece, adesso c'è anche una data, 17 novembre: quello è il giorno in cui scadrà il regime delle tariffe energetiche speciali di cui gode attualmente Alcoa e se, prima di allora, non si concretizzeranno provvedimenti che consentano di acquistare l'energia a pressi in linea con la media europea la multinazionale americana dell'alluminio sospenderà le produzioni, sia a Portovesme che a Fusina, nel Veneto.
Perché, impossibile ignorarlo, produrre pagando l'energia a prezzo pieno significherebbe perdere circa 8 milioni di euro al mese.
E poi c'è l'atro problema, la procedura di infrazione aperta nel 2006 dall'Unione Europea per aiuti di Stato a proposito del regime speciale:
se la Commissione giudicasse il provvedimento un aiuto di Stato, l'Alcoa dovrebbe sborsare più di 400 milioni di euro.
SULLA TORRE
Tremano i lavoratori, perché sanno che i tempi per invertire la rotta e scongiurare il peggio sono strettissimi.
E da ieri quattro di loro sono asserragliati sulla torre, a 60 metri di altezza, in attesa di novità. Aspettano la soluzione a quello che, nel giro di poco tempo, è diventato un vero e proprio rompicapo. Un dilemma che mette in ballo il loro posto di lavoro.
«Con il pericolo di chiusura all'Alcoa non sono a rischio solo i lavoratori diretti e delle imprese - dice Andrea Cuccu, segretario della Uilm - bisogna considerare che l'Alcoa è fondamentale per l'esistenza dell'Eurallumina, da cui acquistava allumina, e della Ila a cui vendeva alluminio. Chiudere questa fabbrica significa mettere una croce su tutte le prospettiva di ripresa delle altre attività produttive dell'area industriale».
Una perdita eventuale di posti di lavoro stimata in 2000 unità, un colpo mortale per il Sulcis.
LA PROTESTA
L'assemblea di ieri è stata particolarmente affollata: la sala assemblee era gremita, numerosi gli interventi e poi la notizia inaspettata dei lavoratori sulla torre.
«Non possiamo nascondere che, a questo punto, la situazione è molto difficile da controllare - dice Rino Barca, segretario della Fsm Cisl - i lavoratori sono angosciati.
Nessuno poteva immaginare che si arrivasse fino a questo punto ed ora non resteremo fermi ad aspettare che la fabbrica chiuda».
Per tutta la giornata sotto la torre è rimasto un presidio di lavoratori, per testimoniare il sostegno all'iniziativa dei colleghi.
«Qualcuno si dovrà assumere la responsabilità di quanto sta succedendo all'Alcoa e in tutto il territorio - sottolinea Franco Bardi, segretario ella Fiom-Cgil - stiamo aspettando dalla politica risposte precise. Questa battaglia andrà avanti fino a quando avremo la certezza che la fabbrica ha un futuro e una prospettiva, e non è una battaglia di pochi: dietro questa vertenza c'è tutto il territorio».
ANTONELLA PANI
La protesta durante un'assemblea dopo l'allarme sul pericolo di chiusura dello stabilimento dell'alluminio
La loro fabbrica rischia di chiudere, così ieri mattina, quattro operai dell'Alcoa si sono arrampicati sopra una torre d'acciaio alta sessanta metri: chiedono garanzie sulle tariffe energetiche agevolate.
«C'è un gruppo di lavoratori sulla torre vicino alla Fonderia»:
la notizia è arrivata così all'Alcoa di Portovesme, durante l'assemblea generale dei lavoratori, mentre si discuteva di tariffe energetiche in scadenza, del Virtual power plant che non funziona e di fideiussioni milionarie.
L'assemblea doveva decidere cosa fare, quali iniziative portare avanti per scongiurare la chiusura della fabbrica di alluminio, ma in quattro avevano già deciso: decine e decine di scalini, su fino a sessanta metri di altezza sulla torre vicino alla Fonderia, un deposito d'acqua vicino al magazzino Prodotti finiti, perfettamente visibile dall'asse esterno.
Hanno portato con loro le bandiere sindacali e le hanno issate lassù, con tutto il carico di angoscia e preoccupazione per un epilogo che fino a qualche settimana fa sembrava solo un incubo.
LA SCADENZA
Invece, adesso c'è anche una data, 17 novembre: quello è il giorno in cui scadrà il regime delle tariffe energetiche speciali di cui gode attualmente Alcoa e se, prima di allora, non si concretizzeranno provvedimenti che consentano di acquistare l'energia a pressi in linea con la media europea la multinazionale americana dell'alluminio sospenderà le produzioni, sia a Portovesme che a Fusina, nel Veneto.
Perché, impossibile ignorarlo, produrre pagando l'energia a prezzo pieno significherebbe perdere circa 8 milioni di euro al mese.
E poi c'è l'atro problema, la procedura di infrazione aperta nel 2006 dall'Unione Europea per aiuti di Stato a proposito del regime speciale:
se la Commissione giudicasse il provvedimento un aiuto di Stato, l'Alcoa dovrebbe sborsare più di 400 milioni di euro.
SULLA TORRE
Tremano i lavoratori, perché sanno che i tempi per invertire la rotta e scongiurare il peggio sono strettissimi.
E da ieri quattro di loro sono asserragliati sulla torre, a 60 metri di altezza, in attesa di novità. Aspettano la soluzione a quello che, nel giro di poco tempo, è diventato un vero e proprio rompicapo. Un dilemma che mette in ballo il loro posto di lavoro.
«Con il pericolo di chiusura all'Alcoa non sono a rischio solo i lavoratori diretti e delle imprese - dice Andrea Cuccu, segretario della Uilm - bisogna considerare che l'Alcoa è fondamentale per l'esistenza dell'Eurallumina, da cui acquistava allumina, e della Ila a cui vendeva alluminio. Chiudere questa fabbrica significa mettere una croce su tutte le prospettiva di ripresa delle altre attività produttive dell'area industriale».
Una perdita eventuale di posti di lavoro stimata in 2000 unità, un colpo mortale per il Sulcis.
LA PROTESTA
L'assemblea di ieri è stata particolarmente affollata: la sala assemblee era gremita, numerosi gli interventi e poi la notizia inaspettata dei lavoratori sulla torre.
«Non possiamo nascondere che, a questo punto, la situazione è molto difficile da controllare - dice Rino Barca, segretario della Fsm Cisl - i lavoratori sono angosciati.
Nessuno poteva immaginare che si arrivasse fino a questo punto ed ora non resteremo fermi ad aspettare che la fabbrica chiuda».
Per tutta la giornata sotto la torre è rimasto un presidio di lavoratori, per testimoniare il sostegno all'iniziativa dei colleghi.
«Qualcuno si dovrà assumere la responsabilità di quanto sta succedendo all'Alcoa e in tutto il territorio - sottolinea Franco Bardi, segretario ella Fiom-Cgil - stiamo aspettando dalla politica risposte precise. Questa battaglia andrà avanti fino a quando avremo la certezza che la fabbrica ha un futuro e una prospettiva, e non è una battaglia di pochi: dietro questa vertenza c'è tutto il territorio».
ANTONELLA PANI
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