A Roma la carica dei 500
di Antonella Pani
Il Sulcis in marcia verso Roma per chiedere a gran voce la riapertura dell'Eurallumina: la trasferta dei 500 tra tute verdi dell'Eurallumina, operai degli appalti, lavoratori da tutte le fabbriche di Portovesme, rappresentanti della Provincia, dei Comuni e della Regione è cominciata ieri pomeriggio. Cinque pullman sono partiti verso Olbia, per imbarcarsi alla volta di Civitavecchia con la nave delle 22,30. Impossibile non riconoscere gli operai dell'Eurallumina: giacca verde e casco da lavoro, molti con bandiere al seguito e soprattutto tanta determinazione.
LA PARTENZA «C'è molta tensione, inutile nasconderlo - dice Enrico Atzei, in partenza verso Roma per chiedere la riapertura della fabbrica - anche perché dalle notizie che abbiamo sembra che non ci sia stato nessun passo avanti nelle trattative: l'azienda non collabora e il Governo non è abbastanza incisivo. E noi siamo qui, in questa situazione inaccettabile: non è per niente facile». Il primo punto di ritrovo era stato fissato a a Portovesme, davanti alla fabbrica chiusa da due anni, poi i pullman hanno fatto rotta verso Carbonia e, infine, dopo una tappa a Iglesias via verso Olbia. Solo nel tardo pomeriggio la marcia dei 500 è iniziata ufficialmente. «Siamo molto arrabbiati e non è un segreto - sottolinea Francesco Garau - sappiamo che da questa riunione può dipendere molto, moltissimo. Per questo non ci accontenteremo del solito incontro interlocutorio: da quel tavolo devono arrivare risposte, non abbiamo nessuna intenzione di tornare a casa a mani vuote. Non c'è più tempo e speriamo che l'ottimismo delle dichiarazioni di alcuni deputati sia supportato da fatti concreti».
L'APPUNTAMENTO A Roma i lavoratori incontreranno l'avanguardia degli otto colleghi che già da domenica sono nella capitale: hanno ascoltato l'Angelus dal Papa che ha auspicato una soluzione per il loro dramma, fatto presidi davanti al ministero dello Sviluppo economico e a Montecitorio, incontri con parlamentari sardi. E oggi è il gran giorno: alle 10,30 inizia il vertice tra azienda, Governo, Regione e sindacati. Il corteo dei lavoratori con i rappresentanti istituzionali (dovrebbero essere presenti il presidente della Regione Ugo Cappellacci e l'assessore all'Industria Oscar Cherchi, rappresentanti della Provincia e dei Comuni del Sulcis Iglesiente), una delegazione della Curia, rappresentati del Movimento pastori sardi, dei Commercianti e artigiani uniti e dei circoli sardi del Lazio, sfilerà da piazza Repubblica a piazza Barberini: qui, nella piazza che già un anno fa ospitò le forti tensioni della vertenza Alcoa, i manifestanti attenderanno l'esito del vertice ministeriale.
LA SOLIDARIETÀ Anche il Pd del Sulcis aderisce alla manifestazione. «Auspichiamo che il governo nazionale non vanifichi anche questa riunione - si legge in una nota a firma di Emanuele Cani, segretario del Pd del Sulcis - e non deluda le aspettative dei lavoratori e di un intero territorio». E mentre gli operai porteranno per le strade di Roma tutto il disagio e la preoccupazione per il lavoro che non c'è, a Cagliari continuerà il presidio ad oltranza nelle tende montate ormai da un mese davanti al palazzo del Consiglio regionale.
Tra gli argomenti da discutere al tavolo ministeriale quello principale è senza dubbio la fornitura di olio combustibile indispensabile per un riavvio in tempi rapidi della fabbrica: finora è il prezzo a non combaciare, quello ipotizzato da Eurallumina sarebbe abbastanza distante dal prezzo chiesto dalle società che producono il combustibile.
L'OLIO COMBUSTIBILE E su questo ostacolo si è arenato, almeno per il momento, il rilancio dell'Eurallumina, ancora chiusa a distanza di due anni dalla fermata tecnica imposta dalla Rusal. Allora era una questione di costi troppo elevati e di crisi strisciante nel mercato dei metalli: oggi l'alluminio (e la materia prima allumina che si produceva a Portovesme) ha ripreso quota, ma l'Eurallumina è ancora chiusa, senza nessuna certezza sulla ripresa della produzione. I sindacati proporranno al tavolo ministeriale anche la modifica della cassa integrazione, da quella in deroga attuale alla cassa straordinaria. Non è solo una questione di etichette: «La cassa straordinaria - spiegano i sindacalisti - deve essere finalizzata ad investimenti e al riavvio della fabbrica, non è un semplice paracadute sociale e la prospettiva per i lavoratori fa una grande differenza». Altre questioni ancora in sospeso sono il bacino dei fanghi rossi e la costituzione della Newco per la costruzione della centrale a carbone. Oggi a Roma lo sbarco dei 500 verso il vertice della verità: ancora una volta il Sulcis starà con il fiato sospeso, in attesa di notizie finalmente positive per una vertenza che sembra senza fine.