Ambiente e territorio

Pubblicato il da sandro


 Nel Sulcis una centrale europea.

L'impianto rilancerebbe industrie e miniere

 


Per superare le perplessità della Commissione europea sul progetto integrato miniere-centrale che garantirebbe energia a basso costo alle industrie di Portovesme, si affaccia una nuova ipotesi: realizzare nel Sulcis uno dei dodici impianti dimostrativi che la Ue ha deciso di costruire per sperimentare l'energia da carbone senza emissione di gas serra.

Il costo dell'energia sta strangolando le fabbriche, l'inquinamento rischia di mummificare il polo industriale congelando investimenti e nuove iniziative. Intanto l'Europa boccia il progetto integrato per una nuova centrale termoelettrica a carbone Sulcis.

Così anche le ultime miniere appaiono condannate.

Poteva immaginarsi scenario più fosco per l'economia del Sulcis?

Purtroppo la realtà è questa.

Anche se si riaccende una speranza. Affidare la salvezza del Sulcis a un progetto ambizioso: la costruzione di una delle dodici centrali termoelettrice dimostrative che l'Europa vuole realizzare per sperimentare l'utilizzo del carbone con emissioni zero.

L'ipotesi è emersa ieri a Carbonia nel corso di un vertice che ha riunito attorno allo stesso tavolo amministratori, sindacalisti, politici e società industriali.

Solo la centrale europea appare infatti in grado di risolvere uno dei nodi strutturali che da venti anni spingono sull'orlo dell'abisso il nocciolo duro dell'economia, le industrie di Portovesme e le ultime miniere.

LA CRISI Bisogna bloccare la crisi.

Segnali inquietanti arrivano da tutte le direzioni.

Da parte delle industrie «che non investono se i costi sono troppo alti e i nostri impianti oggi sono quelli con i più alti costi di tutto il gruppo, così che lo stabilimento è a rischio»,

Nicola Candeloro, direttore dell'Eurallumina.

Da parte dei sindacati:

«Nelle condizioni attuali questo polo industriale non ha futuro»,

Antonello Corda, segretario provinciale della Cisl. per non parlare dei parlamentari: «L'Unione europea ha demolito il progetto integrato miniera-centrale», Antonello Cabras, senatore del Pd.

C'è poco da stare allegri:

Anche se non tutto è compromesso.

Le soluzioni ci sono, le alternative non mancano.

Ma occorre fare presto. I problemi incalzano, la destrutturazione dell'apparato industriale «l'unica industria, a parte il petrolchimico. rimasta in Sardegna»,

come ha fatto rilevare il segretario regionale della Cgil Giampaolo Diana, incombe. L'ENERGIA Il primo problema si chiama energia.

Per le grandi fabbriche metallurgiche dei non ferrosi (leggi Portovesme srl, Alcoa, Eurallumina, cinquemila posti di lavoro diretti e indotti) la corrente usata per alimentare le celle elettrolitiche o fare funzionare i grandi forni ha un'incidenza rilevante nei costi di produzione.

Tra il 30 e il 40 per cento di quello che l'Alcoa spende per una tonnellata di alluminio è rappresentato dal costo della corrente.

Per la Portovesme srl (piombo e zinco) è attorno al 35 per cento. Ebbene il prezzo della corrente sul mercato supera i 100 euro a megawatt/ora con i 60-70 euro nel resto d'Europa: basta per mettere fuori mercato le fabbriche del Sulcis.

Risultato?

L'Eurallumina lancia l'allarme:

«Dobbiamo avere l'energia a prezzi ragionevoli»,

dice il direttore Candeloro.

Altrimenti " lo stabilimento è a rischio ".

Gli fa eco il dottor Murgia della Portovesme srl:

«Siamo fuori mercato, serve l'energia almeno a europei».

Aspettando certezze la società del gruppo svizzero Glencore ha congelato un piano industriale con investimenti per 150 milioni.

Anche Alcoa (alluminio primario) è alla finestra:

ha ottenuto tariffe scontate grazie al Virtual pover plant ma, ha spiegato il senatore del Pd Antonello Cabras

«è soltanto una misura transitoria».

Manca un progetto strutturale in grado di assicurare alle industrie energia a costi contenuti e per un congruo numero di anni.


PROGETTO INTEGRATO

La soluzione c'era: si chiamava progetto integrato.

Prevedeva la vendita delle miniere Carbosulcis (oggi della Regione) ai privati e la costruzione di una centrale termoelettrica a carbone Sulcis: bocciata.

La Commissione europea ha detto no perché le agevolazioni previste per chi prende le miniere e fa la centrale si configurano come aiuti di Stato.

Il sindaco di Carbonia Tore Cherchi chiama in causa il Governo:

«Se quel progetto non è più valido deve indicarci l'alternativa: il problema è essenzialmente politico».

Il Governo però ha risposto alla Commissione europea in maniera interlocutoria:

discutiamo di quello che non va bene.

Ma l'assessore regionale all'Industria Concetta Rau chiama nuovamente in causa Palazzo Chigi:

«Abbiamo chiesto al Governo che continui a sostenere con l'Unione europea il progetto integrato e, se ci sono modifiche da apportare, che convochi un tavolo tecnico».

La via d'uscita potrebbe esserci:

«Bisogna puntare sull'ambiente», suggerisce Giuseppe Deriu, direttore della Carbosulcis.

Il progetto carbone potrebbe essere integrato con la realizzazione di un impianto di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica.

«L'Unione europea si accinge a finanziare dodici centrali dimostrative in Europa dove realizzare il progetto dell'energia da carbone con zero emissioni, bisogna premere perché uno di questi impianti nasca nel Sulcis»,

spiega Deriu.

Non è un'ipotesi campata per aria.

«Abbiamo già una piattaforma sperimentale che sta operando in questa direzione - ha spiegato il presidente della Sotacarbo Mario Porcu - e questa è l'unica zona dove esistono le condizioni ideali per realizzare la centrale dimostrativa».

LE MINIERE Il progetto integrato (con o senza impianto per il gas serra) è l'unico in grado di garantire un futuro alle miniere di carbone perché, lo ha sottolineato Antonello Cabras, non possiamo permetterci di spendere 50 milioni all'anno per tenerle aperte.

Giampaolo Diana, però, è del parere che il carbone Sulcis debba essere considerato, come le industrie una risorsa irrinunciabile.

E Antonello Corda arriva a sostenere che sarebbero strumentali tutte le difficoltà che l'Enel pone al suo utilizzo.


LE INFRASTRUTTURE

Ma ci sono anche altre questioni:

le infrastrutture e il problema ambientale. Li ha sollevati il presidente del Consorzio industriale Ignazio Cuccu:

«I nuovi insediamenti sono bloccati perché viene imposto alle imprese un costoso intervento di bonifica preliminare della falda inquinata mentre il nuovo molo industriale lungo 250 meri non si può utilizzare perché bisogna dragare il fondale».

Basta per congelare qualsiasi iniziativa, per fossilizzare il tessuto produttivo, allontanare le nuove intraprese industriali, dissuadere gli investimenti.

Tore Cherchi chiama in causa il Governo, l'assessore Rau rincara la dose, Giampaolo Diana annuncia per la prossima settimana

«una iniziativa generale per richiamare al loro dovere Regione, Governo e Unione europea». C'è una nuova carta da giocare.

 

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