Portovesme Eolico i sindacati sollecitano un incontro

I venti giorni di tregua concordati con la Glencore sull'autorizzazione per l'eolico stanno per scadere ma le organizzazioni sindacali del Sulcis non vogliono arrivare al giorno della verità con l'acqua alla gola e il rischio che si
ripresenti l'incubo fermata per la Portovesme srl.
Così mercoledì sera hanno inviato un sollecito per un incontro urgente alla Regione.
«È necessario un incontro per verificare lo stato di avanzamento del progetto eolico di autoproduzione della Portovesme srl - scrivono Cgil, Cisl e Uil- per accelerare l'iter autorizzativo che garantirebbe la continuità produttiva»
. Infatti la minaccia della multinazionale svizzera di fermare l'ultima linea produttiva ancora in marcia, quella dove si produce zinco elettrolitico, è solo congelata in attesa di notizie concrete sul progetto del parco eolico che la Glencore vorrebbe realizzare per autoproduzione.
Intanto anche a Portovesme è rimbalzata in la notizia dell'approvazione definitiva del Virtual power point (Vpp).
«I passaggi in Parlamento sono conclusi - dice Tore Cappai, della Rsu di fabbrica, delegato Filcem - ci sarà l'ulteriore passaggio dell'authority, bisogna tenere d'occhio i tempi, perché le tariffe servono in tempi molto rapidi».
Anche la Cisl rimarca i tempi strettissimi necessari per le tariffe:
«Sono stati approvati due articoli importantissimi per il Sulcis- dice il segretario Fabio Enne - si tratta ora di concretizzarli in breve tempo fissando le tariffe».
Molto soddisfatta la Rsu dell'Alcoa, dove i costi energetici incidono parecchio sulla produzione.
I delegati sono stati ricevuti al Ministero ed hanno avuto commenti di grande soddisfazione per il Vpp:
«Il provvedimento è stato scritto praticamente a quattro mani da Governo e Ue, e questo dovrebbe metterci al riparo da stop già visti nel passato - dicono - inoltre il Vpp libera Alcoa dal peso di dover pagare 600 milioni di euro per le tariffe speciali dopo l'apertura della procedura di infrazione.
Una vera boccata d'ossigeno che potrà liberare risorse per gli investimenti necessari in fabbrica».
ANTONELLA PANI