La Portovesme srl - chiude il reparto che produce piombo

Pubblicato il da sandro

Il mercato è fermo e l'azienda ha annunciato
ai sindacatiuno stop per un periodo
massimo di un anno


 

Il mercato del piombo è in panne e la produzione deve bloccars

Ai sindacati è stata così annunciata la fermata del

reparto Kss della Portovesme srl: per altri 330 operai un anno di cassa integrazione.




L a Festa del Lavoro regala al Sulcis altri 330 cassintegrati: dal 5 maggio si fermerà alla Portovesme srl il reparto Kss, dove si produce piombo.

Una fermata che coinvolgerà non solo gli operai

e gli impiegati ma anche i quadri, per un periodo massimo di un anno.


LE RAGIONI

Sperando che nel frattempo il mercato del piombo si sia rianimato: perché nel caso di questo metallo, e qua stanno le ragioni della fermata decisa dalla Glencore, non solo le quotazioni sono molto basse ma è anche difficile venderlo, concludere dei contratti. Insomma un metallo che, a quanto pare, in questo momento non ha mercato. Queste sono le motivazioni fornite dall'azienda alle organizzazioni sindacali, ieri per tutta la giornata riunite a Portovesme, e ancora oggi impegnate a discutere i dettagli della cassa integrazione.


AMMORTIZZATORI

La fermata della linea piombo trascinerà nel baratro degli ammortizzatori sociali anche un certo numero di lavoratori degli appalti, circa 150 persone. E così all'interno della fabbrica di piombo e zinco i numeri dei cassintegrati lievitano: da febbraio sono fuori tra diretti ed appalti per lo stop del Waelz (dove si produce zinco dai fumi di acciaieria) circa 250 lavoratori. Se a questi si aggiungono i circa 500 ( tra diretti ed appalti) della fermata di maggio, solo alla Portovesme srl i cassintegrati superano abbondantemente quota settecento. Non è servito a scongiurare il peggio neanche il protocollo d'intesa firmato qualche giorno fa con la Regione, con impegni particolari sul progetto eolico, perché gli unici provvedimenti che davvero potrebbero sbloccare il futuro della fabbrica sono il Virtual Power Plant, con le tariffe energetiche speciali, e l'accordo di programma con il Governo


L'ATTESA

Ora, con lo stop dei primi di maggio al Kss (che si porta dietro anche la fermata della fonderia di San Gavino, circa un centinaio di persone tra diretti ed appalti) l'unico reparto produttivo in marcia alla Portovesme srl resta l'Elettrolisi: nella fabbrica di proprietà della Glencore due terzi delle linee produttive e due terzi della forza lavoro sono fuori gioco, in attesa di buone notizie da Roma e di una ripresa globale. «Ci auguriamo che questa situazione, con gli impianti fermi e i lavoratori in cassa integrazione, duri il meno possibile - dice Tore Cappai , delegato Rsu - e in questo senso sarà fondamentale, oltre alla ripresa dell'economia, anche l'avverarsi delle due condizioni principali poste dall'azienda». E cioè soluzione del caro-energia e accordo di programma per far partire gli investimenti. Un piano da 300 milioni di euro, che dovrebbe garantire una prospettiva di medio termine allo stabilimento, ma che al momento non parte perché non si concretizzano le decisioni politiche invocate da organizzazioni sindacali ed azienda. Il dato di fatto è che alla Portovesme srl buona parte degli impianti sono fermi e che tantissimi lavoratori, con le loro famiglie, dovranno programmare un 2009 da cassintegrati, facendo i conti con l'assegno Inps da 800 euro. Un destino di sacrifici che in tutto il Sulcis, tra cassa integrazioni e mobilità nuove e quelle già in vigore dagli anni scorsi, interessa più di duemila persone. Un'agonia continua, che potrebbe non essere ancora arrivata al capolinea.



    ANTONELLA PANI

 


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