La cassa integrazione sale del 500%

Pubblicato il da sandro

   
   Il grido dell'isola: lavoro, non assistenza
          di Alfredo Franchi
                     La crisi tocca tutte le Province
               

            Per i sindacati sono stati persi quasi 8.000 posti in fabbrica.

                   «Cancellato il manifatturiero»

 


Può esistere un mercato in cui la domanda e senza offerta e gli ammortizzatori sociali sempre più scarsi? Se lo chiedono i sindacati sardi di fronte al dato esplosivo del monte ore di cassa integrazione: tra cassa ordinaria e cassa in deroga, nell'ultimo anno, l'aumento è stato del 500%. «Si tratta dell'aumento globale», spiega il segretario regionale della Cisl Giovanni Matta, «e questo è un aspetto, drammatico, della crisi del sistema produttivo regionale».
Secondo i calcoli del sindacato i lavoratori in sofferenza in Sardegna sono 8.366 mentre i posti già persi sono stati 7.934. Ad agosto dalla Sardegna è partita una richiesta di Cig in aumento del 36,8%: non è stata nemmeno la percentuale massima perché una domanda ancora più pesante è stata avanzata da Friuli, Marche, Veneto ed Emilia, regioni in cui la capacità produttiva è decisamente maggiore e pertanto le conseguenze negative sui lavoratori sono almeno in parte ammortizzabili. C'è di più. Quest'anno è stata siglata l'intesa istituzionale governo-Regione per la copertura degli oneri derivanti dall'applicazione della Cig in deroga che attualmente interessa 3.000 lavoratori.
Dalla Cgil è arrivato l'allarme: «Tra due mesi non ci saranno più i soldi per la cassa integrazione», ha annunciato il segretario generale, Epifani. Per la Sardegna si tratta di venti milioni concessi in deroga, cioè al di fuori degli schemi della legge 223. «Il ministro Sacconi aveva dichiarato la disponibilità a rifinanziare lo stesso importo», ricorda Giovanni Matta, «ma certo si tratta di capire se è frutto di un calcolo verificato alla luce delle nuove contingenze». Una di queste si chiama Alitalia che dovrà ricorrere in modo sostanzioso agli ammortizzatori sociali, con il rischio di prosciugare tutti i fondi.
La mappa della crisi in Sardegna riguarda tutte le Province: i lavoratori toccati sono 2.000 solo nel Nuorese, (e il recente sciopero generale può essere considerato solo l'inizio delle manifestazioni di protesta); 1.000 i lavoratori nel Cagliaritano, 750 in Gallura, (3500 posti persi su 4000 del settore manifatturiero), 500 nel Sassarese e nel Sulcis, poco più di 400 nell'Oristanese, 170 in Ogliastra.
«Qui non si tratta di cassintegrazione ma di rispettare gli impegni», ha spiegato Giampaolo Diana, segretario della Cgil sarda, «nel senso che il governo deve rispettare gli impegni già presi con accordi firmati per la chimica e l'agroindustria». In caso contrario, annuncia Diana, in Sardegna sarà sciopero generale prima di Natale.
Questo per quanto riguarda i lavoratori a rischio e coloro che il posto l'hanno perso. E i disoccupati chiedono e pretendono occupazione in un momento in cui la crisi economica e finanziaria rischia di ridurre i profitti nei settori che tradizionalmente hanno sempre fatto da «spugna» come il terziario.
Tra tutte le vertenze aperte quella della Legler (si veda l'articolo pubblicato sotto) non è solo una battaglia sindacale. È un simbolo di una battaglia che deve interessare tutta la comunità sarda perché le difficoltà del tessile riassumono la sostanza delle difficoltà dell'intero sistema industriale sardo. Dopo il crollo delle ex aziende a Partecipazione statale, la cancellazione dell'intero manifatturiero rappresenterebbe davvero un punto di non ritorno per il sistema sardo.











           
Pubblicità

Con tag articolo stampa

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post