Turpiloquio e volgarità: la “lezione” della Lega

Pubblicato il da sandro cherenti

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Di solito è buono e tranquillo, ma quando ci sono in ballo le battaglie per il lavoro Antonello Pirotto non fa sconti a nessuno. L'altra sera è toccato all'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli. Ma prima dell'esponente leghista non aveva esitato a cantarne quattro ad altri nomi di spicco della politica italiana. Tra le sue vittime Dennis Verdini, Daniela Santanché, Ignazio La Russa, Roberto Formigoni e mezzo Consiglio regionale della Sardegna. Chi lo conosce bene è pronto a giurare che l'operaio dell'Eurallumina ne farebbe volentieri a meno. Non cerca visibilità e guarda anche con un certo distacco il fatto di essere diventato una star sul web. Migliaia di navigatori a partire da giovedì sera hanno visto e rivisto le immagini di Servizio Pubblico.

Per il popolo di Internet Antonello Pirotto è una sorta di eroe. Ha reso pan per focaccia all'esponente di un partito (La Lega) che sul fronte del turpiloquio ha pochi uguali tra le forze politiche dell'Occidente. Con le affermazioni rilasciate da “autorevoli” onorevoli e ministri del Carroccio si può scrivere un trattato di maleducazione e cattive maniere. Qualche esempio per rinfrescare la memoria. «Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'inno dice che “l'Italia è schiava di Roma, toh!» Parole del senatore Umberto Bossi che conclude l'elegante discorso mostrando il dito medio.

Per non parlare di Mario Borghezio che spopola su Facebook, dove qualcuno si è preso la briga di elencare “le migliori frasi”: da Mladic? È un patriota a Noi che siamo celti e lombardi e non la merdaccia mediterranea o levantina! ; da Ai romani bisognerebbe trapiantare il cervello a Buttate Garibaldi nella spazzatura . L'elenco sarebbe lunghissimo, ma è meglio non sprecare inchiostro. Antonello Pirotto, e non solo lui, liquiderebbe la cosa con un lapidario «non rompete i c...». 

(f. p.)

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