Rusal apre in Giamaica, Eurallumina resta ferma

Pubblicato il da sandro

La Rusal ha deciso di riavviare a luglio la raffineria giamaicana Windalco, fermata nel 2009 come l'Eurallumina di Portovesme per i costi eccessivi e la crisi del mercato mondiale dell'alluminio. La crisi è stata superata, il prezzo dell'alluminio ha ripreso a crescere e, ora, sta addirittura volando, così fra qualche mese lo stabilimento giamaicano riprenderà a sformare allumina. A quel punto gli impianti del Sulcis saranno gli unici ancora in stand by nel mondo Rusal e non esiste, al momento, neanche una data ipotetica di riavvio della produzione, oltre a non esserci nessuna certezza su quando inizieranno i lavori per le modifiche agli impianti. A dare l'annuncio del riavvio in Giamaica è stata la stessa Rusal, nel suo sito ufficiale: la multinazionale russa ha indicato la data del primo luglio, ipotizzando per il 2011 nella raffineria Windalco una produzione di 250 mila tonnellate (la capacità complessiva di quegli impianti è di 600 mila tonnellate annue) e sottolineando che, durante il periodo della fermata, sono state adottate delle misure per abbattere i costi e rendere più efficiente lo stabilimento. Restano invece ancora tutte da decifrare le intenzioni sulla sorte della fabbrica di Portovesme. Anche nell'ultimo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico due settimane fa la società ha ribadito l'intenzione di riaprire Eurallumina, ma gli operai vivono nell'assoluta incertezza: non sanno quando gli impianti saranno riavviati e, stando all'ultimo incontro ufficiale, è impossibile ipotizzare quando inizieranno i lavori indispensabili per far ripartire la produzione di allumina, visto che ancora non c'era l'accordo sulla fornitura di olio combustibile. Il prossimo vertice dovrebbe svolgersi entro il 25 febbraio. «Ma, al momento, non c'è nessuna novità e questo è un segnale molto preoccupante - commenta Mario Crò, segretario della Uil - la soluzione dei problemi viene rimandata di mese in mese. Se ci sono difficoltà lo dicano, perché in questa vicenda si è già perso molto tempo, e purtroppo non c'è solo la questione dell'olio combustibile da risolvere».

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