Rockwool
Pronto a incontrare Regione, sindacati e lavoratori per valutare l'acquisizione dello stabilimento Rockwool di Iglesias.
Guido Gallo, ingegnere modenese con 50 anni di esperienza in grandi industrie come Italsider e Italimpianti è l'imprenditore interessato ad acquistare lo stabilimento che produceva sino all'anno scorso lana di roccia alla periferia di Iglesias.
Un anno fa la proprietaria, la danese Rockwoool ha fermato gli impianti mettendo in cassa integrazione i lavoratori per spostare la propria attività in Croazia.
«Ho saputo di questa situazione quando ero in Italia
- spiega al telefono Guido Gallo
- lavoro in Arabia Saudita, mi sono dato carico di voler approfondire quali sono le problematiche per trovare delle eventuali soluzioni per il rilancio di questa azienda».
Gallo, che nei paesi arabi si occupa di impiantistica e montaggio di impianti industriali chiarisce subito:
«Mi sono reso disponibile a incontrare tutti quelli che sono impegnati e coinvolti in questa vicenda, sto aspettando una chiamata per un appuntamento che dovrebbe avvenire molto presto, soprattutto vista la situazione di quell'azienda».
A sollecitare un incontro con la Regione, chiedendo
«di prendere in considerazione anche questa ipotesi»
è Fabio Enne, segretario generale della Cisl del Sulcis Iglesiente.
«È necessario che la regione dica al più presto cosa intende fare
- spiega il sindacalista
- anche perché non si può pensare di perdere un altro tassello produttivo dell'Isola».
La Rockwool ha chiuso lo stabilimento di Iglesias per spostare altrove la sua produzione.
Una decisione che ha avuto come conseguenza la messa in cassa integrazione dei lavoratori e lo spegnimento degli impianti.
«Non dobbiamo dimenticarci che a giugno scadono gli ammortizzatori sociali per i lavoratori
- prosegue Enne
- e quindi è necessario discutere in tempi molto brevi del futuro dei dipendenti e della fabbrica».
Presa di posizione che non trova d'accordo, invece, il segretario della Uil Mario Crò che da subito si è mostrato contrario alla valutazione di eventuali proposte di acquisizione dello stabilimento.
«Premesso che la Regione e il Ministero avevano già fatto una ricerca
- fa sapere
- è bene ricordare che qui ci sono i lavoratori che non possono essere lasciati per strada senza assistenza».
Sul cavalcavia davanti all'ingresso della miniera di Campo Pisano, intanto, continua il presidio dei lavoratori in cassa integrazione.
Se non dovesse riaprire la loro fabbrica chiedono di essere assunti dall'Igea e impiegati nel piano delle bonifiche.
DAVIDE MADEDDU