Ricordarsi di andare a firmare

Pubblicato il da sandro cherenti

Trovo stupido ricordarlo,ma anche questo mese dobbiamo andare a firmare,ma anche a prendere atto del fatto che lo stabilimento riposa in silenzio.

Non dico nulla. Le cose che io penso, e sono tante, le custodisco gelosamente nel mare ...

dei " vaffanculo "

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Con tag ... riflessioni

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G
<br /> <br /> Credo sia giunto il momento, per quanto mi riguarda, di esprimere ancora con più rabbia su come si sta profilando la situazione di<br /> molte realtà lavorative italiane; ne cito alcune:<br /> <br /> <br /> attualmente in Italia abbiamo, tra le altre, due grosse emergenze occupazionali, quella di Termini Imerese,  quella della Alcoa ,si parla di stabilimenti da chiudere per sempre, e penso che  non<br /> siamo molto lontani da questa assurda possibilità.<br /> <br /> <br /> Queste tre entità multinazionali che rispondono a logiche di profitto in cui non si tiene in alcun conto il lato umano dei problemi, e quando decidono una<br /> ristrutturazione, una delocalizzazione, una chiusura, è proprio inutile fare qualunque trattativa.<br /> <br /> <br /> E’ profondamente sbagliato da parte del movimento dei lavoratori invocare mediazioni governative o mobilitazioni sul territorio per decisioni che sono già state<br /> prese e con una probabilità del 99% sono irrevocabili.<br /> <br /> <br /> L’Alcoa (multinazionale americana dell’alluminio) ha quasi completato la costruzione di<br />  un enorme impianto in Arabia Saudita, dove ha energia a basso costo e lavoro di immigrati a buon mercato e niente e nessuno può imporle di rinunciare ai vantaggi della<br /> globalizzazione.<br /> <br /> <br /> La Fiat, pur avendo avuto sovvenzioni statali per decenni, ha spostato il baricentro produttivo negli<br /> USA, lì farà le macchine elettriche del futuro.<br /> <br /> <br /> Anche in questo caso è il potere economico che risulta il principe dei poteri e la politica non conta nulla di fronte alla logica e alle decisioni del<br /> mercato.<br /> <br /> <br /> Qui bisogna fare chiarezza: la globalizzazione, accettata e condivisa quasi da tutti, arricchisce le<br /> imprese che hanno mano libera nelle proprie scelte di portare all’estero la propria produzione, rincorrendo le eterne e vecchie cose che interessano ai padroni: manodopera a basso costo e<br /> sottomessa, materie prime a prezzi bassi.<br /> <br /> <br /> Chi ha fatto e fa le spese della dittatura del mercato sono i<br /> salariati, diventati tutti precari ed insicuri ricattati da un mercato di riserva di immigrati pronti a prendere il<br /> loro posto, che danno il voto ai padroni della Lega cercando in tal modo di ottenere un occhio di riguardo per il futuro del loro lavoro.  <br /> <br /> <br /> Di fronte a questa situazione e alla inconsistente contrapposizione del sindacato e di una politica intenta a rimestare affari  e vendere<br /> poltrone, credo che l’unica strada percorribile sia quella di arrivare ad un sindacato unico dei lavoratori, autogestito da noi stessi,<br /> che chieda quella sicurezza di vivere dignitosamente, che deve essere data a tutti, superando l’istituto della cassa integrazione a scadenza, nella forma di un salario sociale per tutti i<br /> licenziati e i disoccupati, della entità del 80% di un salario medio.<br /> <br /> <br /> In una economia globalizzata non si può parlare di lavoro come diritto in un mercato instabile ed<br /> evanescente e, per non essere condannati alla totale precarietà ed insicurezza, bisogna pretendere un contrappeso da ottenere con l’autogestione e contrapposizione con tutti i<br /> mezzi possibili, anche con l’occupazione ad oltranza  della fabbrica che abbiamo costruito con  soldi pubblici e che una multinazionale straniera ci ha<br /> comprato per tenerci chiusi , con il ricatto dell’integrazione salariale.<br /> <br /> <br /> In parole povere, se tu Stato non hai alcun potere sull’economia, che può fare quello che vuole, che rende i rapporti di lavoro instabili e precari, tu Stato<br /> devi prevedere un contrappeso finanziato dalla fiscalità generale che diventi salario sociale per tutti i disoccupati.<br /> <br /> <br /> Deve diventare un diritto come la pensione sociale e nessuno in un paese democratico deve essere lasciato nella disperazione e<br /> nell’abbandono.<br /> <br /> <br /> G.C.<br /> <br /> <br /> <br />
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