Portovesme srl, 300 milioni congelati
La Glencore paventa anche la fermata degli impianti
Annuncio choc della Portovesme srl ai sindacati: le difficoltà legate all'eolico e ai costi dell'energia congelano gli investimenti per il raddoppio del polo zinco e mettono a rischio il futuro della fabbrica.
di Antonella Pani
La Portovesne srl non rilancia: congela gli investimenti. E paventa anche uno scenario ben più fosco: la fermata della fabbrica. Una sorta di ultimatum con una scadenza, il 31 marzo, e sempre che non arrivino risposte concrete ai problemi irrisolti della fabbrica. Solo due settimane di tempo per impedire l'ennesimo disastro occupazionale, che questa volta avrebbe il sapore amarissimo della beffa. Tutto scritto, neo su bianco nel verbale che ha concluso ieri nella sede cagliaritana della Confindustria, l'incontro tra azienda e sindacati.
INVESTIMENTI
Glencore aveva programmato per Portovesme investimenti da 300 milioni di euro, che sarebbero dovuti partire nei giorni scorsi. Ma sul tavolo sono rimasti aperte troppe questioni irrisolte, troppe incertezze per poter affrontare un investimento di quella portata. E così quando il territorio e i 1500 lavoratori coinvolti stavano già tirando un sospiro di sollievo per il rilancio della fabbrica di piombo e zinco è arrivata la peggiore mazzata: non solo si fermano gli investimenti, ma se non cambiano immediatamente gli scenari si ferma la fabbrica. La comunicazione è arrivata ieri in Confindustria, nel faccia a faccia tra azienda ed organizzazioni sindacali. Il problema numero uno è sempre lo stesso, i costi dell'energia. A dicembre è scaduto l'accordo bilaterale con l'Enel che garantiva prezzi competitivi; inoltre sul fronte dell'interconnessione con le reti estere la Portovesme srl aveva chiesto 76 megawatt, invece gliene sono stati assegnati 53.
L'ENERGIA
A tirare le somme, dal primo gennaio l'azienda paga l'energia a prezzo pieno. Anche l'eolico traballa: la probabile riduzione dei certificati verdi costringerebbe la Glencore a rivedere i programmi di investimento. E senza l'eolico, che servirebbe per l'autoproduzione di energia, anche il potenziamento della produzione di zinco sarebbe destinato a svanire. Senza dimenticare la multa comunitaria da 12 milioni di euro. Da questo insieme di fattori è scaturita la decisione della Glencore di bloccare gli investimenti e fissare il termine del 31 marzo per valutare la fermata degli impianti.
«In un territorio disastrato come il Sulcis c'è un'azienda che vuole investire ma la politica non è in grado di creare le giuste condizioni: per questo il caso della Portovesme srl è così amaro - dice Enzo Costa, segretario regionale della Cgil - non possiamo in nessun modo accettare la fermata degli impianti, Regione e Governo facciano la loro parte. Sono così tante le emergenze industriali irrisolte che ormai è tempo che riparta la vertenza Sulcis».
LA REGIONE
Questa mattina è in agenda un incontro con l'assessore regionale all'Industria Oscar Cherchi. «Anche in questa vertenza saremo al fianco dei lavoratori con giudizio e realismo - ha detto Cherchi - l'assessorato che guido porta con sé una serie di annosi problemi che non dipendono dalla Regione e in molti casi neppure dal Governo. È il caso, per esempio, del costo dell'energia».
«Serve forte autorevolezza politica - osserva Fabio Enne, segretario della Cisl - senza il sostegno convinto ed autorevole della politica non si risolve questa situazione. Faremo di tutto per impedire che un'altra fabbrica si fermi». Il sindacato punta il dito contro la politica. «Purtroppo è un dato oggettivo - sottolinea Mario Crò, segretario della Uil - accordi e intese vengono firmati da Regione e Governo ma poi disattesi». Dalla Provincia il presidente Tore Cherchi annuncia per la prossima settimana la riunione congiunta del consiglio provinciale e dei consigli comunali.