La RSU e i LAVORATORI della ROCKWOOL di IGLESIAS

Pubblicato il da sandro

Rockwool_0004.jpg 

          Comunicato Stampa

 

I lavoratori della Rockwool di Iglesias da sei mesi in assemblea permanente
all’interno della sala mensa dello stabilimento in località Sa Stoia ad Iglesias
hanno deciso di non attendere altre inutili promesse.
La situazione sta precipitando giorno dopo giorno, anzi è ormai irreversibile.
La cassa integrazione che l’azienda ha attivato, per cessazione di attività sta
per arrivare alla scadenza e all’orizzonte non ci sono prospettive di lavoro.
Per queste ragioni l’assemblea ha deciso di uscire dall’isolamento e rendere
visibile la protesta che non ha mai oltrepassato le regole della civile
convivenza: non abbiamo mai disturbato nessuno.
Alle estenuanti trattative con l’azienda, con le amministrazioni a tutti i livelli:
ministeri e regione sarda abbiamo sempre partecipato con fiducia, ma oggi è
arrivato il momento di dire basta! Vogliamo certezze per il nostro posto di
lavoro, siamo rimasti una settantina e per una città come Iglesias e tutto il
territorio 70 posti di lavoro sono una miniera d’oro che non va dispersa.
Non chiediamo conforto, vogliamo atti concreti, vogliamo riprendere a
lavorare non ci serve l’assistenza, non sono più utili le promesse.
Al Ministero dello sviluppo economico chiediamo di porre fine a quella
assurda ricerca di collocazioni impossibili con chi non ha nessun interesse a
rimettere in marcia questo stabilimento. E, se non è più possibile produrre
lana di roccia, perché la Rockwool ha deciso di andarsene impedendo ad
altre realtà del settore di continuare a far girare questa azienda che lo si dica
chiaramente e si trovino le debite soluzioni. Così com’è stato per altre realtà
industriali che avrebbero dovuto garantire il futuro e invece sono risultate
fallimentari.
Vogliamo cha anche per noi possano essere esigibili gli accordi che hanno
portato ad Iglesias lavoratrici e lavoratori di altre aziende sarde. Noi che
siamo i figli della miniera, che hanno lasciato i cantieri del Sulcis per avviare
quella reindustrializzazione che avrebbe dovuto portare il nuovo sviluppo in
questo territorio.
Tutto falso, oggi non è più così, siamo sul lastrico e perciò da questo
pomeriggio per dare un senso alla nostra lotta, che non ha potuto contare
neanche sulla solidarietà del territorio, abbiamo deciso di accamparci in un
luogo visibile: il ponte di Campo Pisano che sarà un ponte per il nostro
nuovo lavoro.
La nostra lotta incomincia all’esterno dello stabilimento e durerà sino a
quando non troveremo certezze per il nostro futuro.

Pubblicità

Con tag comunicato

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post