La Cisl: «Il governo valuti un'alternativa alla Rusal»
Spunta l'ipotesi di cedere la società
Non c'è soltanto l'angoscia per una fabbrica il cui riavvio rischia di slittare ancora. La paura è che l'Eurallumina possa imboccare la strada del non ritorno, una chiusura che potrebbe diventare definitiva. Così c'è chi pensa a possibili alternative, ad un cambio della guardia alla guida di quello che fino a due anni fa era uno stabilimento modello e che rischia di diventare un inutile mucchio di ferraglia. Insomma, via i russi (ma non a costo zero) e avanti un altro gruppo.A uscire allo scoperto rilanciando un'ipotesi che già era stata paventata tempo fa, è stata la Cisl che, di fronte all'ennesimo problema apertosi con il diniego del dissequestro del bacino dei fanghi rossi, ha rivolto un invito al Governo perché prenda in considerazione anche altre società alternative alla Rusal, la multinazionale russa che dal 2007 è proprietaria dell'Eurallumina. «L'azienda deve presentare immediatamente ricorso - dice il segretario provinciale della Cisl, Fabio Enne - ma a questo punto, di fronte ad una società distratta e poco determinata, è auspicabile che il Governo prenda in considerazione anche altre soluzioni».
Il segretario della Cisl non usa mezzi termini: «A noi interessa solo che l'Eurallumina ricominci a produrre e torni ad essere il fiore all'occhiello del polo industriale di Portovesme. Se ci sono altri soggetti diversi dalla Rusal interessati a portare avanti questo discorso, il Governo li prenda in considerazione».
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