L’OPERAIO SIMBOLO
Da SARDEGNA QUOTIDIANO 30/01/2012
Le accuse di Pirotto in tv «Voglio solo lavorare»
«Io sono un operaio, io non sono niente. Io sono uno che guidava due camioncini dentro una fabbrica di allumina: quello voglio tornare a fare, ripiombare nel più profondo anonimato ». La schiettezza di Antonello Pirotto è disarmante, ogni concetto che esprime lo chiarisce in modo netto, senza lasciare nulla in sospeso. Il suo vigore, sostenuto dal fluido linguaggio, lo ha fatto entrare di prepotenza nelle case degli italiani. Ma il passaggio dall’Isola dei Cassaintegrati a quella dei Famosi non è nei suoi piani. Quando Lucia Annunziata lo ha chiamato per invitarlo alla puntata di ieri di “In mezz’o ra” su RaiTre lui ha messo le cose in chiaro:
«Le ho detto che se mi ha chiamato per amplificare l’eco della mandata affanculo a Castelli non sarei andato, se invece si sarebbe parlato della nostra vertenza e dei problemi del territorio, sarei andato». E l’ha fatto. L’Annunziata in studio ha chiesto se si era pentito dell’episodio durante il programma di Santoro, ma lui ha risposto no, nessun pentimento. Con un ragionamento chiaro e completo. «Questa reazione per me è anche normale caratterialmente. Se incontro una persona al bar che esagera nel modo ed è un maleducato, io mi comporto in egual misura, pertanto che sia un ministro della Repubblica o che lo sia stato, e in particolare sia stata una persona al governo da vent’anni più o meno - ha risposto l’operaio dell’Eurallumina - che è complice di quello che è successo in questi ultimi anni dove si è cancellata completamente la politica industriale del Paese, dove siamo rimasti un anno senza ministro dello Sviluppo economico, che poi quando è arrivato ci ha fatto delle promesse anche lui e non le ha mantenute. Quando in Sardegna si sono cambiati cinque assessori all’Industria in tre anni e noi abbiamo perso il posto di lavoro e altri lo stanno perdendo... merita L’Annunziata in studio ha chiesto se si era pentito dell’episodio durante il programma di Santoro, ma lui ha risposto no, nessun pentimento. Con un ragionamento chiaro e completo. «Questa reazione per me è anche normale caratterialmente. Se incontro una persona al bar che esagera nel modo ed è un maleducato, io mi comporto in egual misura, pertanto che sia un ministro della Repubblica o che lo sia stato, e in particolare sia stata una persona al governo da vent’anni più o meno - ha risposto l’operaio dell’Eurallumina - che è complice di quello che è successo in questi ultimi anni dove si è cancellata completamente la politica industriale del Paese, dove siamo rimasti un anno senza ministro dello Sviluppo economico, che poi quando è arrivato ci ha fatto delle promesse anche lui e non le ha mantenute. Quando in Sardegna si sono cambiati cinque assessori all’Industria in tre anni e noi abbiamo perso il posto di lavoro e altri lo stanno perdendo... merita quella reazione». Perché Antonello Pirotto rappresenta la rabbia del Sulcis, ma incarna anche la rabbia degli italiani verso la classe politica. Ma i suoi ragionamenti non si basano su slogan di demagogia e antipolitica, nascono da una profonda conoscenza della situazione di crisi che vive il Sulcis e quando la conduttrice di RaiTre ha chiesto se la sua rabbia sarebbe stata uguale con un politico di un altro colore ha spiegato: «I governi si sono tutti succeduti e il Sulcis-Iglesiente, dai minatori ai lavoratori dell’alluminio, del metallurgico ma anche delle altre categorie, non hanno mai fatto sconti a nessuno. Perché bisogna andare a guardare la storia delle persone e dei movimenti operai e il Sulcis-Iglesiente si è difeso con le unghie contro tutti». Per giustificare i suoi toni accesi ha detto che «non è solo protesta, noi facciamo proposte. Molte volte urliamo, io e altri, perché dalla Sardegna è difficile anche protestare: per venire a Roma all’ultima manifestazione ci sono voluti 50mila euro». Pirotto non è l’operaio che vuole il figlio dottore del ‘68, ma quello che lotta perchè anche il figlio possa fare l’operaio. Per una persona come lui che in trent’anni ha visto tanti fallimenti della politica, il sindacato è la realtà di riferimento. Pirotto è iscritto alla Cisl, ma ha spiegato all’A n nu n z i at a la peculiarità della Sardegna sul fronte sindacale. «Da noi il sindacato è un esempio per tutti, pur con tutte le difficoltà (perché come nella politica il sindacato è fatto dagli uomini, non dalle ideologie, che poi le devono applicare gli uomini», da noi c’è un livello di unità tra le confederazioni sindacali, che io mi sento di rappresentare anche le altre e quando c’è un altro, di un’altra organizzazione, rappresenta anche me. Come mi rappresentano i movimenti, di artigiani, commercianti e pastori». In collegamento da Bologna c’era un gruppo di studenti pronti a contestare la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la conduttrice ha chiesto a Pirotto se questo fatto lo scandalizzasse. «E perchè mi dovrei scandalizzare? Ho figli della loro età, e come me centinaia di miei colleghi che hanno i figli forse in peggiori condizioni: nel mio territorio ci sono 3.300 cassaintegrati su 130mila abitanti e 35mila disoccupati, con il 55 per cento di disoccupazione giovanile». Quindi niente sconti alle massime cariche istituzionali? «Sconti? Ma perché a noi ci fanno sconti quando ci buttano in mezzo alla strada?».