L'alluminio manda in rosso Rio Tinto
da FIRST online
Il colosso minerario nel secondo semestre ha denunciato una perdita di 1,76 miliardi di dollari – L’eccesso di offerta nel settore ha pesato anche sui conti di Bhp Billiton – Ma la russa Rusal confida nella concorrenza che il metallo può fare nei confronti del rame, oggi molto più costoso.
Tom Albanese, chief executive del colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto, l’ha dovuto ammettere a chiare lettere:l’acquisizione della canadese Alcan per 38 miliardi di dollari, da lui fortemente voluta nel 2007, si è dimostrata un pessimo affare. Le insoddisfacenti performances dei prezzi dell’alluminio hanno costretto Rio Tinto a studiare la vendita di 13 impianti e ora hanno posto le basi per svalutare di 8,9 miliardi i propri assets, tanto da convincere Albanese a rinunciare al bonus annuale che gli sarebbe spettato.
Quella di Alcan era la più costosa acquisizione del settore minerali-metalli,
un record che sembra destinato ad essere superato dalla preannunciata fusione tra Glencore e Xstrata (che però è in attesa di un rilancio da parte di Glencore, per vincere le resistenze di alcuni azionisti Xstrata).
“La svalutazione decisa da Rio supera le attese”, dicono molti gestori di fondi d’investimento, che si attendevano un taglio di 6 miliardi di dollari e non di 8,9. A Londra il titolo Rio Tinto in mattinata ha perso fino al 2,7%, prima di recuperare parzialmente terreno e chiudere comunque ben al di sopra dei livelli di inizio anno.
Le cifre del secondo semestre denunciano la prima perdita in quattro anni, 1,76 miliardi di dollari, contro profitti record per 8,5 miliardi ottenuti nella seconda parte del 2010. I buoni risultati della divisione dei minerali di ferro (di cui Rio è il secondo esportatore mondiale dopo la brasiliana Vale) hanno attenuato la perdita, tutta da attribuire all’alluminio, al cui andamento sui mercati si devono anche le note poco brillanti di big come la russa Rusal e la statunitense Alcoa. Rusal ha deciso di tagliare del 6% la produzione, mentre Alcoa è stata ancor più draconiana, dopo aver chiuso il 4° trimestre in rosso, per la prima volta in quattro anni.
Rio comunque ha aumentato il dividendo dell’intero 2011 del 34%, a 145 cents. Il suo utile netto è sceso del 59%, ma resta ragguardevole, 5,8 miliardi di dollari, ed è migliore di quanto si temesse negli ambienti finanziari. Rio ha scontato anche gli sfavorevoli movimenti delle valute, poiché i suoi costi del lavoro e delle materie prime sono molto legati al dollaro canadese e a quello australiano, che si sono rivalutati nei confronti del dollaro Usa e dell’euro.
Considerazioni simili hanno portato a una riduzione anche gli utili di Bhp Billiton: la società anglo-australiana guidata da Marius Kloppers ieri ha annunciato una flessione del 5,5% negli utili del semestre, a 9,94 miliardi di dollari, con un fatturato in salita del 9,7%, a 37,48 miliardi. “L’industria dell’alluminio – ha detto Kloppers – ha accusato una riduzione strutturale della redditività”.
Se si considerano le quotazioni del London Metal Exchange, l’alluminio cash ha guadagnato in due anni soltanto il 13,3%, attestandosi ieri a poco più di 2236 dollari per tonnellata, un valore che resta inferiore dell’11,2% rispetto a quello di un anno prima. Colpa dell’eccesso di capacità produttiva, che non è stata frenata, almeno fino all’estate scorsa, dal contemporaneo rialzo dei costi dovuto al rincaro dell’energia elettrica.
A difesa delle prospettive del metallo ci sono le considerazioni di Oleg Mukhamedshin, il vice ceo di Rusal, il numero uno mondiale dell’alluminio. Il confronto con il rame, notano alla Rusal, offre buone prospettive al metallo più leggero. Il rame in due anni è rincarato a Londra del 35,7%, salendo agli 8586 dollari per tonnellata registrati ieri. L’alluminio costa 3,8 volte di meno e quindi può competere con successo in diversi segmenti di utilizzo nei quali le caratteristiche fisiche solitamente privilegiavano il rame. È il caso delle linee elettriche, specialmente di quelle ad alta tensione. La sostituzione del rame si sta già avvertendo e il vantaggio legato al basso prezzo dell’alluminio si tradurrà in una solido incremento dei consumi.
Il Cru, Commodity Research Unit, stima che la domanda da qui al 2015 salirà del 7,6% all’anno nel caso dell’alluminio e del 4,3% nel caso del rame. Quest’ultimo di fatto è scambiato più di due volte sopra il suo costo medio di produzione, mentre il 30% dell’alluminio oggi è prodotto in perdita e va ad ingrossare le eccedenze di metallo. Per accelerare la sostituzione nel settore dell’elettricità, Rusal sta testando una lega alluminio-zirconio, più resistente alle basse temperature e alle avverse condizioni meteo. Ma per il momento non sembra possibile che il ritmo delle sostituzioni sia tanto veloce da riequilibrare in breve tempo il mercato.
“La svalutazione decisa da Rio supera le attese”, dicono molti gestori di fondi d’investimento, che si attendevano un taglio di 6 miliardi di dollari e non di 8,9. A Londra il titolo Rio Tinto in mattinata ha perso fino al 2,7%, prima di recuperare parzialmente terreno e chiudere comunque ben al di sopra dei livelli di inizio anno.
Le cifre del secondo semestre denunciano la prima perdita in quattro anni, 1,76 miliardi di dollari, contro profitti record per 8,5 miliardi ottenuti nella seconda parte del 2010. I buoni risultati della divisione dei minerali di ferro (di cui Rio è il secondo esportatore mondiale dopo la brasiliana Vale) hanno attenuato la perdita, tutta da attribuire all’alluminio, al cui andamento sui mercati si devono anche le note poco brillanti di big come la russa Rusal e la statunitense Alcoa. Rusal ha deciso di tagliare del 6% la produzione, mentre Alcoa è stata ancor più draconiana, dopo aver chiuso il 4° trimestre in rosso, per la prima volta in quattro anni.
Rio comunque ha aumentato il dividendo dell’intero 2011 del 34%, a 145 cents. Il suo utile netto è sceso del 59%, ma resta ragguardevole, 5,8 miliardi di dollari, ed è migliore di quanto si temesse negli ambienti finanziari. Rio ha scontato anche gli sfavorevoli movimenti delle valute, poiché i suoi costi del lavoro e delle materie prime sono molto legati al dollaro canadese e a quello australiano, che si sono rivalutati nei confronti del dollaro Usa e dell’euro.
Considerazioni simili hanno portato a una riduzione anche gli utili di Bhp Billiton: la società anglo-australiana guidata da Marius Kloppers ieri ha annunciato una flessione del 5,5% negli utili del semestre, a 9,94 miliardi di dollari, con un fatturato in salita del 9,7%, a 37,48 miliardi. “L’industria dell’alluminio – ha detto Kloppers – ha accusato una riduzione strutturale della redditività”.
Se si considerano le quotazioni del London Metal Exchange, l’alluminio cash ha guadagnato in due anni soltanto il 13,3%, attestandosi ieri a poco più di 2236 dollari per tonnellata, un valore che resta inferiore dell’11,2% rispetto a quello di un anno prima. Colpa dell’eccesso di capacità produttiva, che non è stata frenata, almeno fino all’estate scorsa, dal contemporaneo rialzo dei costi dovuto al rincaro dell’energia elettrica.
A difesa delle prospettive del metallo ci sono le considerazioni di Oleg Mukhamedshin, il vice ceo di Rusal, il numero uno mondiale dell’alluminio. Il confronto con il rame, notano alla Rusal, offre buone prospettive al metallo più leggero. Il rame in due anni è rincarato a Londra del 35,7%, salendo agli 8586 dollari per tonnellata registrati ieri. L’alluminio costa 3,8 volte di meno e quindi può competere con successo in diversi segmenti di utilizzo nei quali le caratteristiche fisiche solitamente privilegiavano il rame. È il caso delle linee elettriche, specialmente di quelle ad alta tensione. La sostituzione del rame si sta già avvertendo e il vantaggio legato al basso prezzo dell’alluminio si tradurrà in una solido incremento dei consumi.
Il Cru, Commodity Research Unit, stima che la domanda da qui al 2015 salirà del 7,6% all’anno nel caso dell’alluminio e del 4,3% nel caso del rame. Quest’ultimo di fatto è scambiato più di due volte sopra il suo costo medio di produzione, mentre il 30% dell’alluminio oggi è prodotto in perdita e va ad ingrossare le eccedenze di metallo. Per accelerare la sostituzione nel settore dell’elettricità, Rusal sta testando una lega alluminio-zirconio, più resistente alle basse temperature e alle avverse condizioni meteo. Ma per il momento non sembra possibile che il ritmo delle sostituzioni sia tanto veloce da riequilibrare in breve tempo il mercato.
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