Ila, il futuro incerto con l'incubo licenziamento
Di Antonella Pani
Condannati ad aspettare, ad attendere notizie e fatti, sperando che in questi 60 giorni che li separa dal licenziamento succeda quello che non si è avverato in 3 anni, e cioè che un'azienda seria e solida si innamori del progetto Ila, puntando soldi e idee sulla fabbrica di laminati di Portovesme. I lavoratori della Ila aspettano, da 4 giorni vivono al quarto piano del palazzo regionale di viale Trento , trascorrono lì le loro giornate e la stanchezza comincia a farsi sentire, ma vogliono andare avanti ad oltranza. La prossima settimana potrebbe accendersi una nuova speranza, è previsto un sopralluogo in fabbrica da parte di un'azienda del settore. Ma per loro è vietato crederci troppo: hanno perso il conto di aziende, imprenditori e multinazionali che di volta in volta hanno visitato la fabbrica. Mai neanche una manifestazione formale di interesse depositata ai curatori fallimentari. Gli operai della Ila sono stanchi, ma non possono permettersi il lusso di mollare, possono solo aspettare che arrivino novità, possibilmente buone e possibilmente in fretta, molto in fretta perché il 31 dicembre non è lontano e per loro, 166 persone, 166 famiglie, non sarebbe l'inizio di un nuovo anno. Sarebbe l'inizio di un nuovo dramma: aggiungersi all'esercito dei disoccupati nella provincia più povera d'Italia. L'epilogo peggiore, dopo le fermate che il Sulcis ha dovuto ingoiare: Rockwool chiusa, ex Ali chiusa, Eurallumina in stand-by. Centinaia di operai condannati all'attesa di nuove opportunità di lavoro sempre più difficili da intravedere.
Condannati ad aspettare, ad attendere notizie e fatti, sperando che in questi 60 giorni che li separa dal licenziamento succeda quello che non si è avverato in 3 anni, e cioè che un'azienda seria e solida si innamori del progetto Ila, puntando soldi e idee sulla fabbrica di laminati di Portovesme. I lavoratori della Ila aspettano, da 4 giorni vivono al quarto piano del palazzo regionale di viale Trento , trascorrono lì le loro giornate e la stanchezza comincia a farsi sentire, ma vogliono andare avanti ad oltranza. La prossima settimana potrebbe accendersi una nuova speranza, è previsto un sopralluogo in fabbrica da parte di un'azienda del settore. Ma per loro è vietato crederci troppo: hanno perso il conto di aziende, imprenditori e multinazionali che di volta in volta hanno visitato la fabbrica. Mai neanche una manifestazione formale di interesse depositata ai curatori fallimentari. Gli operai della Ila sono stanchi, ma non possono permettersi il lusso di mollare, possono solo aspettare che arrivino novità, possibilmente buone e possibilmente in fretta, molto in fretta perché il 31 dicembre non è lontano e per loro, 166 persone, 166 famiglie, non sarebbe l'inizio di un nuovo anno. Sarebbe l'inizio di un nuovo dramma: aggiungersi all'esercito dei disoccupati nella provincia più povera d'Italia. L'epilogo peggiore, dopo le fermate che il Sulcis ha dovuto ingoiare: Rockwool chiusa, ex Ali chiusa, Eurallumina in stand-by. Centinaia di operai condannati all'attesa di nuove opportunità di lavoro sempre più difficili da intravedere.
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