Eurallumina, filo diretto col Governo
È ancora presto per sapere quale sarà il destino dell'Eurallumina. Dopo il mancato accordo sulla fornitura dell'olio combustibile, tra venti giorni si terrà un nuovo vertice a Roma.
Almeno altri venti giorni separano i lavoratori Eurallumina dalla verità sul destino della fabbrica chiusa da quasi due anni. Poi bisognerà discutere del bacino dei fanghi rossi sotto sequestro per presunto disastro ambientale, confrontarsi sul recupero dei crediti Iva, costituire la NewCo per la caldaia a carbone. «Non prendiamoci in giro, il riavvio non è dietro l'angolo», dicevano ieri mattina gli operai dell'Eurallumina, riuniti in una sala assemblee gremita come non si vedeva da tanto tempo.
LA RIUNIONE
Dalla riunione di lunedì a Roma non è arrivato il tanto agognato accordo sulla fornitura dell'olio combustibile, con l'ennesimo colpo di scena: non c'è l'accordo sul prezzo, ma ancora prima non c'è a disposizione tutto il combustibile di cui la fabbrica avrebbe bisogno. Servono altri venti giorni, e comunque entro il 25 febbraio si svolgerà un altro incontro.
Il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani d'ora in avanti seguirà personalmente la vicenda: lo ha comunicato all'assessore all'Industria Oscar Cherchi durante un incontro al margine del vertice di lunedì sera. «Il Ministro mi ha confermato l'attenzione del dicastero e sua personale per la vicenda Eurallumina- ha detto l'assessore Cherchi - intanto per poter allineare il prezzo dell'olio combustibile a quello del carbone che sarà utilizzato nella nuova caldaia, il Ministero ha già predisposto un atto con cui saranno modificate le disposizioni contenute nella deliberazione del comitato interministeriale prezzi sui costi dell'energia elettrica prodotta con impianti da fonti rinnovabili». Quindi un nuovo decreto in arrivo per provare a dare la spinta finale al tanto sospirato accordo sull'olio combustibile. L'assessore Cherchi ricorda che la Regione ha già messo da parte i 20 milioni necessari per la costituzione della nuova società mista che dovrà costruire la nuova caldaia e sottolinea «abbiamo davvero intenzione di sfruttare in pieno la disponibilità del Ministro, così da arrivare al 31 marzo con le carte in regola per concedere ai lavoratori la cassa integrazione speciale e subito dopo partire con il progetto di riavvio della fabbrica».
IL COMBUSTIBILE
Ora il problema principale è trovare l'olio combustibile. Ma non c'è solo questo nella lista delle cose da fare per garantire la ripresa produttiva della raffineria Rusal a Portovesme. Nel protocollo d'intesa siglato a marzo 2009 con il Governo, la multinazionale russa chiedeva la restituzione dei crediti Iva dallo Stato (che dovrebbero ammontare a circa 50 milioni), la riduzione degli oneri fiscali sullo scorte obbligatorie di olio combustibile importato, l'esenzione dalle tasse sullo smaltimento dei rifiuti non riutilizzabili. Tutti punti che restano in sospeso, insieme alla patata bollente per eccellenza, ossia il bacino dei fanghi rossi, ancora sotto sequestro, nell'area di Sa Foxi. Intanto l'Eurallumina ha fatto richiesta di accordo di programma per la costruzione della caldaia a carbone, l'investimento che consentirebbe davvero di superare il caro-olio combustibile. Per saperne di più servono altri 20 giorni. «Le nostre controparti sono tre, azienda, Governo e Regione - ha detto il segretario della Cgil Roberto Puddu ieri durante l'assemblea - diamo altri venti giorni di affidamento, non di fiducia, ma vogliamo che gli impegni presi siano mantenuti una volta per tutte. Perché non c'è stato nessun passo avanti rispetto all'incontro del 4 agosto scorso».