Crisi Sardegna, false le promesse del premier

Pubblicato il da sandro cherenti

L’impianto Eurallumina è fermo con 420 persone in cassa integrazione più l’indotto. Berlusconi aveva promesso un intervento. Nella zona più povera d’Italia, in tre anni persi 4mila posti. 

    
La zona più povera di Italia con un indice demografico che segna meno e un’area industriale che sembra una cartolina del progresso che fu, lasciata all’abbandono e senza prospettive. Il Sulcis iglesiente, nel sud ovest della Sardegna a 70 km da Cagliari, è un territorio da ricostruire dove sono arrivate le promesse elettorali, ma è rimasto poco se non la storia fenicia che fa rotta nelle acropoli, in una civiltà millenaria. La crisi Italia passa anche da qui, con il settore turistico da ripensare, piccole aziende che chiudono e grandi fabbriche ferme. Come la Eurallumina dove lavorano 420 operai più i mille impegnati nell’indotto. Oggi sono tutti in cassa integrazione. Una fabbrica nata negli anni ‘70, proprietà italiana, tedesca e svizzera, prima di diversi passaggi e dell’ultimo approdo in mani russe. Dal 2007 la proprietà è della Rusal, società multinazionale, la seconda maggiore produttrice di alluminio nel mondo. Nella Euroallumina si lavora la bauxite, il minerale, la materia prima, dalla quale si ricava l’ossido di alluminio, l’allumina, appunto.
 
La crisi inizia nel marzo 2009 con il blocco dell’impianto per il costo dell’olio combustibile e l’acquisto della bauxite che per dieci anni, questo prevede il contratto di cessione dalla vecchia proprietà ai russi, deve arrivare dall’Australia. Prima delle regionali che portarono alla vittoria di Ugo Cappellacci, Pdl, Berlusconi aveva presieduto un vertice in prefettura a Cagliari. “ Era il febbraio 2009 - ricorda Francesco Garau, rappresentante della Rsu aziendale dell’ Eurallumina - e il primo ministro spiegò che avrebbe parlato con Putin. Prospettò tre ipotesi. Tra queste una che definì la più negativa, ma anche la più improbabile: chiusura dell’impianto”. La più improbabile è diventa probabile con la cassa integrazione per tutti i lavoratori: impegnati solo 30 operai a rotazione per tenere accese le macchine.
 
“Per ripartire - conclude Garau - c’è un’ipotesi di costruzione di una centrale termoelettrica per abbattere i costi energetici, ma occorre un impegno della regione Sardegna che, in questi mesi, ha perso peso politico rispetto al governo nazionale”. Il caso Eurallumina si inserisce in una crisi dell’intero territorio del Sulcis. “ Il governo Prodi - ricorda Roberto Puddu, Cgil, segretario della camera del lavoro - aveva messo a disposizione 500 milioni di euro, sottratti da Berlusconi, per procedere a bonifiche delle aree dove i privati intendono aprire nuovi siti industriali. Con Berlusconi-Cappellacci, negli ultimi 3 anni, abbiamo avuto la perdita di 4 mila posti di lavoro”. Nell’area più povera di Italia, di Berlusconi e delle sue promesse è rimasto solo il ricordo, il quotidiano ha la faccia della crisi. 
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