Cinque protagonisti per un'azienda in crisi
Il tema è il costo dell'energia per le aziende.
Come l'Alcoa, che proprio sul balletto di cifre sta creando il presupposto per continuare o meno la sua attività in Sardegna.
Sono cinque i protagonisti di questa vicenda, sfociata venerdì nell'occupazione dell'aeroporto di Cagliari e in una protesta che continua e continuerà nei prossimi giorni:
il Governo, la Regione, l'Enel, l'Alcoa e i lavoratori con i sindacati.
Vediamo questi soggetti e le loro posizioni, tanto per capirne di più.
Il Governo
sta dimostrando grande attenzione e grande sensibilità. Venerdì il presidente del Consiglio Berlusconi si è spinto fino a scrivere una lettera all'amministratore delegato dell'Alcoa, con la richiesta ufficiale del governo italiano alla multinazionale di non chiudere lo stabilimento e di soprassedere aspettando qualche mese, perché - sa bene Berlusconi - che la chiusura sarebbe un punto, a causa dei costi, di probabile non ritorno.
Qualche giorno prima della lettera, il Governo aveva emesso un decreto valido in generale per le aziende energivore, per consentire all'Alcoa di comprare energia a basso costo.
Un decreto di straordinaria importanza, non solo per la Sardegna ma anche per la Sicilia, che potrebbe permettere di superare lo scoglio della commissione europea in materia di aiuti di Stato.
Non solo:
il Governo precedentemente, si era speso per evitare la maxi sanzione all'Alcoa, riuscendo a farla ridurre da 6-700 a circa 400 milioni di euro.
E, il governo, sta continuando ad attivarsi per ridurre ulteriormente questa cifra.
Benché la Sardegna non abbia, come abbiamo spesso ripetuto, all'interno del governo nazionale una rappresentanza adeguata per numero e qualità,
la Regione e il suo presidente
si sono impegnati attivamente per ottenere questi risultati allo scopo di risolvere la questione e difendere così i posti di lavoro. C'è da segnalare che eventuali ulteriori richieste da parte dell'Alcoa di aiuti in suo favore, sarebbero da respingere perché potrebbero configurare una sorta di ricatto occupazionale.
E l'Enel?
Risulta incomprensibile la ragione per la quale (tasto su cui ha battuto soprattutto il deputato del Pdl Mauro Pili anche con le sue interrogazioni in Parlamento) non abbia ancora stipulato un contratto bilaterale con l'Alcoa per una tariffa adeguata.
L'accordo tra i due soggetti privati infatti eviterebbe le sanzioni dell'Unione Europea.
Perché dunque l'Enel si sottrae a questo accordo bilaterale?
L'unica ragione che potrebbe in parte giustificare questa posizione sarebbe la creazione di un precedente per tutte le aziende energivore italiane causando così problemi di bilancio.
Tuttavia un precedente c'è già, proprio in Sardegna. Un accordo di questo tipo toglierebbe dall'imbarazzo il Governo, la Regione e "probabilmente" salverebbe i livelli occupazionali. Sottolineiamo probabilmente, perché è da chiarire la posizione dell'Alcoa.
Ci risulta che la multinazionale americana, nel suo quartier generale, abbia già da tempo deciso di chiudere lo stabilimento in Sardegna:
è obsoleto e non è più in posizione strategica.
Tanto è vero che nuovi investimenti si stanno facendo in altri Paesi mentre in Sardegna non se ne fanno di significativi da anni.
Alcoa pone la questione del costo dell'energia come pregiudiziale per continuare l'attività motivandola col fatto che altrimenti si metterebbe fuori mercato.
L'adeguamento tariffario del costo dell'energia darebbe all'Alcoa la competitività necessaria per continuare l'attività. E metterebbe in chiaro la vera strategia della multinazionale americana.
Ma se l'Alcoa dovesse chiudere anche col prezzo dell'energia scontata a 30 euro a megawattora, allora Governo e Regione dovranno essere implacabili. Alcoa ha sviluppato la sua attività inquinando: prima di andar via deve ripulire.
Per quanto riguarda lavoratori e sindacati, siamo dalla loro parte, siamo per la difesa dei posti di lavoro e anche di quei piccoli redditi che permettono comunque a duemila famiglie di vivere e di non precipitare nel dramma.
La responsabilità di un'impresa, anche multinazionale, si misura non solo dalla capacità di fare profitti quando tutto va bene, ma soprattutto nella capacità di rinnovarsi, di investire, di mantenere la competitività, di stare sul mercato, di garantire l'occupazione.
Quindi se Alcoa dovesse lasciare, Governo e Regione dovranno attivare procedure giuridico-amministrative e anche penali sullo stato dei luoghi degli stabilimenti Alcoa con verifiche puntuali del sottosuolo e del livello dei materiali inquinanti lì eventualmente depositati. E se Alcoa chiude deve essere aperto il cantiere di bonifica.
Almeno così l'occupazione sarà salva.