Cagliari, l'urlo dei 50 mila

Pubblicato il da sandro

"Vogliamo lavoro per i sardi"

_DSC0135.JPGSono scesi in piazza in cinquantamila per chiedere lavoro e sviluppo. Le ricette contro la crisi sono state al centro dello sciopero generale che si è tenuto ieri a Cagliari nel giorno in cui Alcoa ha chiesto il rinvio a giovedì del vertice, previsto per dopodomani. Alla manifestazione c'erano anche gli operai di Porto Torres e di Ottana e i rappresentanti di tutte le categorie produttive. Dai leader di Cgil, Cisl e Uil un appello a Giunta e Governo: "Basta promesse"


_DSC0279.JPG«Il lavoro non si tocca, la dignità non ha prezzo».

Sulle note di “Procurade 'e moderare” la Sardegna in piazza contro la crisi è scesa davvero. In massa, con la morte nel cuore: «1996-2009, niente investimenti per Alcoa. Buon lavoro», era il messaggio inciso sulla riproduzione di una bara color noce, eredità che l'azienda americana rischia di lasciare agli operai del Sulcis.


_DSC0238.JPGDelusi ma non rassegnati. Come quelli di Eurallumina e della Vinyls di Porto Torres, arrivati ieri a Cagliari con sei pullman quando i bar erano al secondo rifornimento di brioches e i negozi avevano le serrande ancora abbassate. Anche loro con una bara, bianca, «a testimoniare il destino ormai segnato della fabbrica», hanno spiegato Michele Cossu , Luca Ruggiu e Marco Masu , prima di far sapere:

«Da mercoledì siamo in cassa integrazione».


_DSC0358.JPGLA MANIFESTAZIONE
Molti i partecipanti: 35 mila per la Questura, 50-60 mila per i sindacati.
Tutta l'Isola era rappresentata nello sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil. Da piazza Giovanni XXIII (dove i manifestanti sono accorsi fin dall'alba e si sono mossi verso le 10) a largo Carlo Felice (dove il corteo si è sciolto dopo i comizi dei sindacalisti) una marea umana ha invaso il cuore del capoluogo regionale.
Due chilometri di striscioni, bandiere dei sindacati e slogan per chiedere al Governo
«più interesse verso l'Isola» e alla Regione di studiare le iniziative possibili per rianimare i settori produttivi

_DSC0070-copia-1.jpgLE VOCI

Dal Cagliaritano al Medio Campidano, da Oristano all'Ogliastra e alla Gallura migliaia di voci compatte chiedevano lavoro per i giovani, trasporti più efficienti, il rilancio dell'industria e nuove chance per il comparto agricolo in crisi.

C'erano le addette delle ditte di appalto che curano le pulizie delle Poste di Oristano: come ha spiegato la sindacalista Laura Bozzo , «aspettano gli stipendi di giugno e di luglio». Una fila dietro, i 25 lavoratori della Sielte, azienda che opera negli appalti telefonici:

«Ci ha messo in mobilità», ha detto Marco Putzu , «e ora affida i lavori in subappalto».

Per restare nel campo delle vertenze meno note, in piazza c'era quella degli addetti della Federazione per la vita di Guspini, che opera nell'assistenza, rivolta anche a pazienti in coma:

«Da 6 mesi non abbiamo stipendi», ha fatto sapere Giovanni Masala . «Finora sono stati inutili gli appelli alla Asl, lunedì faremo un sit-in all'assessorato alla Sanità».

Tra i manifestanti si aggirava un pensionato con un libro: «L'ho scritto io vent'anni fa», ha detto, presentandosi agli avventori, Piero Congia , «e la situazione non è cambiata». Il titolo è attinente al contesto: “Disoccupazione, la vergogna delle democrazie”.

Dalla sanità ai trasporti. Sfilavano i dipendenti Meridiana, partiti dall'Isola Bianca alle 4,30 assieme al Comitato per la Sassari-Olbia:

«Siamo coinvolti in due cessioni del ramo d'azienda», è lo sfogo di Mirko Barchetta , «ma c'è poca chiarezza».


_DSC0205.jpgL'EPILOGO
 Da piazza San Benedetto, a via Paoli, a via Sonnino fino a via Roma il corteo scorreva via veloce.
Largo Carlo Felice non bastava a contenere tutti. Mentre i dipendenti di Alcoa mettevano a fuoco un pupazzo avvolto dalla bandiera americana e i tumbarinos di Gavoi si esibiscono nel ballu tundu Gianni Scema , la moglie Flor e le loro due bambine di 6 e 2 anni

cercavano di raggiungere la stazione per rientrare a Mogorella: «Il lavoro non ci manca, ma siamo venuti a Cagliari per solidarietà con chi non ce l'ha».

E 212 mila disoccupati ieri si sono sentiti mai soli.


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