Botte e lacrimogeni sugli operai
"Omine solu non est bonu a niunu".
Tradotto: "L'unione fa la forza".
Ma ai lavoratori Alcoa a Roma ieri in corteo per protestare contro la ventilata chiusura della fabbrica non è bastato essere tanti e compatti: la polizia li ha afrontati, manganellati e gli ha sparato contro i lacrimogeni". I lavoratori dell'Alcoa di Portovesme (nel Sulcis-Inglesiente), l'azienda americana leader nella produzione di alluminio, piombo, zinco (170mila tonnellate l'anno) e sistemi elettrici di distribuzione per automobili, sono partiti dalla Sardegna in 300 mercoledì notte e ieri hanno sfilato in corteo per le strade di Roma, protestando contro la minacciata chiusura dell'azienda a causa dei prezzi dell'energia elettrica, più alti del 30-40 per cento rispetto alla media europea.
Direzione Ministero dello Sviluppo Economico in mattinata, Palazzo Chigi nel pomeriggio. Ed è questa la destinazione che le forze dell'ordine non hanno accettato.
Lì c'è il governo, c'è Berlusconi che tutti i giorni sorridente dice che la crisi è passata: "allegria!", novello Mike Buongiorno. Dal 25 novembre la fabbrica è chiusa e "ogni volta che abbiamo provato a rintracciare il Ministro Scajola, lui si è fatto negare. Una volta a letto con l'influenza, un'altra chissà dove. Oggi pare sia all'estero" dice un operaio".
E se Maometto non va alla montagna i cassaintegrati manifestano, arrabbiatissimi, perché ad oggi, su seimila lavoratori del polo industriale di Portovesme, tremilatrecento sono in cassa integrazione. Più di quelli in produzione. Verso mezzogiorno sale la tensione. Il corteo devia dal percorso precedentemente concordato imboccando via Bissolati. Operai e poliziotti si fronteggiano, un operaio sviene, la polizia poi dirà che è "stato colto da malore" ma sembra invece che sia stato colpito da una manganellata. Anche un sindacalista resta ferito durante un tafferuglio con le forze dell'ordine ma fino a poco prima che il nostro giornale vada in stampa, il bollettino registra solo fumogeni e tanti fischi contro governo e forze dell'ordine.
E registra un'altra cosa invece, ben più importante: sembra che l'azienda abbia ritirato la cassa integrazione , aspettano Scajola per firmare l'accordo. Se è vero, è una grande notizia. Staremo a vedere. A Roma hanno comunque manifestato in più di mille persone, tra le quali anche i 23 sindaci del Sulcis-Inglesiente che, da lavoratori, sono arrivati fino a Roma per difendere i circa 3mila operai a rischio in tutta la zona. "Bello sapere che chi il lavoro ce l'ha si unisce a noi, disoccupati. Siamo tutti insieme, non importa da quale città vengano i manifestanti- dice Ezio, sardo d'hoc - Noi siamo internazionali". E la folla lo applaude. Niente applausi invece per il presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, e il presedente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. Due ospiti della manifestazione "piuttosto indesiderati". Secondo alcuni operai dell'Alcoa i due sarebbero "dei burattini". A quanto pare, infatti, "quando si trattava di ottenere voti hanno fatto promesse su promesse. Ora che invece bisogna farsi avanti e spingere per ottenere una trattativa con il governo, le chiacchiere stanno a zero". Luca ha 39 anni e quasi piange. Guarda per terra e stringe la mani dei suoi bambini arrivati con lui e la moglie Rosetta dalla Sardegna. "Da noi ogni anno il 2,57 per cento della popolazione scompare. Siamo in 130 mila e il tasso di spopolamento è dell'11 per cento. La popolazione diminuisce di 600 unità ogni anno. Noi non vogliamo assistenza, cassa integrazione, sussidi o cose simili. Noi vogliamo lavorare. Siamo o non siamo una Repubblica fondata sul lavoro?" .E chi lo sa? Non sembra che né il governo né le imprese conoscano questo articolo della Costituzione, nonostante sia il il primo...Ieri in una fabbrica italo tedesca del bresciano, la Modine, 130 operai, la dirigenza, dopo vari incontri in cui faceva il pesce in barile, ha ammesso che vuole chiudere. E lo ha ammesso solo perché il sindacato aveva prodotto una documentazione dalla quale risultava la decisione già presa di spostare, zitti zitti, tutte le produzioni nello stabilimento in Olanda. Solo di fronte a questo i dirigenti hanno ammesso che si, questa era l'idea., dopo aver preso in giro i lavoratori per mesi.Da oggi i lavoratori Modine sono in presidio permanente e ancora una volta sul territorio bresciano come in tanti altri, le multinazionali decidono di disinvestire e chiudere le aziende dopo aver fatto ottimi profitti. La fabbrica sta tuttora producendo un utile ed un buon fatturato, ma per il managements tedesco e americano non basta per mantenere il sito produttivo in Italia.
Tradotto: "L'unione fa la forza".
Ma ai lavoratori Alcoa a Roma ieri in corteo per protestare contro la ventilata chiusura della fabbrica non è bastato essere tanti e compatti: la polizia li ha afrontati, manganellati e gli ha sparato contro i lacrimogeni". I lavoratori dell'Alcoa di Portovesme (nel Sulcis-Inglesiente), l'azienda americana leader nella produzione di alluminio, piombo, zinco (170mila tonnellate l'anno) e sistemi elettrici di distribuzione per automobili, sono partiti dalla Sardegna in 300 mercoledì notte e ieri hanno sfilato in corteo per le strade di Roma, protestando contro la minacciata chiusura dell'azienda a causa dei prezzi dell'energia elettrica, più alti del 30-40 per cento rispetto alla media europea.
Direzione Ministero dello Sviluppo Economico in mattinata, Palazzo Chigi nel pomeriggio. Ed è questa la destinazione che le forze dell'ordine non hanno accettato.
Lì c'è il governo, c'è Berlusconi che tutti i giorni sorridente dice che la crisi è passata: "allegria!", novello Mike Buongiorno. Dal 25 novembre la fabbrica è chiusa e "ogni volta che abbiamo provato a rintracciare il Ministro Scajola, lui si è fatto negare. Una volta a letto con l'influenza, un'altra chissà dove. Oggi pare sia all'estero" dice un operaio".
E se Maometto non va alla montagna i cassaintegrati manifestano, arrabbiatissimi, perché ad oggi, su seimila lavoratori del polo industriale di Portovesme, tremilatrecento sono in cassa integrazione. Più di quelli in produzione. Verso mezzogiorno sale la tensione. Il corteo devia dal percorso precedentemente concordato imboccando via Bissolati. Operai e poliziotti si fronteggiano, un operaio sviene, la polizia poi dirà che è "stato colto da malore" ma sembra invece che sia stato colpito da una manganellata. Anche un sindacalista resta ferito durante un tafferuglio con le forze dell'ordine ma fino a poco prima che il nostro giornale vada in stampa, il bollettino registra solo fumogeni e tanti fischi contro governo e forze dell'ordine.
E registra un'altra cosa invece, ben più importante: sembra che l'azienda abbia ritirato la cassa integrazione , aspettano Scajola per firmare l'accordo. Se è vero, è una grande notizia. Staremo a vedere. A Roma hanno comunque manifestato in più di mille persone, tra le quali anche i 23 sindaci del Sulcis-Inglesiente che, da lavoratori, sono arrivati fino a Roma per difendere i circa 3mila operai a rischio in tutta la zona. "Bello sapere che chi il lavoro ce l'ha si unisce a noi, disoccupati. Siamo tutti insieme, non importa da quale città vengano i manifestanti- dice Ezio, sardo d'hoc - Noi siamo internazionali". E la folla lo applaude. Niente applausi invece per il presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, e il presedente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. Due ospiti della manifestazione "piuttosto indesiderati". Secondo alcuni operai dell'Alcoa i due sarebbero "dei burattini". A quanto pare, infatti, "quando si trattava di ottenere voti hanno fatto promesse su promesse. Ora che invece bisogna farsi avanti e spingere per ottenere una trattativa con il governo, le chiacchiere stanno a zero". Luca ha 39 anni e quasi piange. Guarda per terra e stringe la mani dei suoi bambini arrivati con lui e la moglie Rosetta dalla Sardegna. "Da noi ogni anno il 2,57 per cento della popolazione scompare. Siamo in 130 mila e il tasso di spopolamento è dell'11 per cento. La popolazione diminuisce di 600 unità ogni anno. Noi non vogliamo assistenza, cassa integrazione, sussidi o cose simili. Noi vogliamo lavorare. Siamo o non siamo una Repubblica fondata sul lavoro?" .E chi lo sa? Non sembra che né il governo né le imprese conoscano questo articolo della Costituzione, nonostante sia il il primo...Ieri in una fabbrica italo tedesca del bresciano, la Modine, 130 operai, la dirigenza, dopo vari incontri in cui faceva il pesce in barile, ha ammesso che vuole chiudere. E lo ha ammesso solo perché il sindacato aveva prodotto una documentazione dalla quale risultava la decisione già presa di spostare, zitti zitti, tutte le produzioni nello stabilimento in Olanda. Solo di fronte a questo i dirigenti hanno ammesso che si, questa era l'idea., dopo aver preso in giro i lavoratori per mesi.Da oggi i lavoratori Modine sono in presidio permanente e ancora una volta sul territorio bresciano come in tanti altri, le multinazionali decidono di disinvestire e chiudere le aziende dopo aver fatto ottimi profitti. La fabbrica sta tuttora producendo un utile ed un buon fatturato, ma per il managements tedesco e americano non basta per mantenere il sito produttivo in Italia.
Pubblicità