Articolo 8 : L’accordo di giugno perfezionato con una clausola sui licenziamenti.
(Articolo proposto da Geminiano)
Confindustria e sindacati neutralizzano l’articolo 8
di Roberto Giovannini
Una firma che «blinda» il nuovo sistema contrattuale nato dall’intesa tra sindacati e Confindustria del 28 giugno. E chiude la porta - apparentemente in modo drastico e definitivo, almeno per le imprese che aderiscono alla organizzazione guidata da Emma Marcegaglia - alla possibile applicazione dell’articolo 8 della manovra di Ferragosto. Quello che consente gli accordi anche sui licenziamenti in deroga a quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori. La firma che rende pienamente operativo il testo dell’intesa che stabilisce le nuove regole sulla rappresentanza e la contrattazione, con una importante aggiunta, è arrivata al termine di un rapido incontro convocato in tutta fretta tra la numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
La chiave sono le cinque righe aggiunte al testo già concordato a fine giugno. Qui Confindustria e sindacati sanciscono il proprio impegno «a far sì che le rispettive strutture, a tutti i livelli, si attengano a quanto concordato e che le materie delle relazioni industriali e della contrattazione sono affidate all’autonoma determinazione delle parti». Questo significa che - almeno sulla carta - il famoso articolo 8 non potrà essere utilizzato da tutte le organizzazioni sindacali e dalle aziende che aderiscono alle associazioni firmatarie. Sulla carta, perché naturalmente un’impresa può certo decidere di non rispettare l’intesa a rischio di essere espulsa. E in ogni caso, l’accordo, sia nella parte sul sistema contrattuale che nell’appendice sull’articolo 8, vale soltanto per il mondo di Confindustria: per ora non riguarda né i commercianti, né gli artigiani né altri comparti.
«Abbiamo sottoscritto in via definitiva l’accordo interconfederale del 28 giugno», ha annunciato il leader degli industriali Emma Marcegaglia, all’uscita della foresteria di Confindustria, incassando poi, nel pomeriggio, anche il plauso del direttivo di viale dell’Astronomia convocato per un esame della grave e delicata situazione economica e per un aggiornamento dello stato dei lavori con il governo sui provvedimenti di crescita. Ma è la Cgil ad essere la più soddisfatta anche se la firma in calce all’accordo ha riacceso le polemiche con la minoranza (prevalente nella Fiom) che ha sempre chiesto alla confederazione di rinunciare all’accordo ed è alla vigilia di un nuovo round sulla piattaforma dei metalmeccanici. «Con la firma abbiamo ribadito che la contrattazione è materia dell’autonomia delle parti e non del governo», ha spiegato Susanna Camusso. «La firma di tutti è il segnale che l’operazione del governo sull’articolo 8 non è stata condivisa d alle parti. L’accordo ha un senso preciso: il primo è che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil rivendicano nell’autonomia delle parti un valore; mentre il secondo è che il vero rapporto tra le parti è quello dell’accordo del 28 giugno», ha aggiunto il leader Cgil. Parole che non piacciono alla minoranza, che accusa Camusso di aver cancellato nei fatti la consultazione degli iscritti già annunciata: «è un atto di gravissima lesione della democrazia interna», accusa Gianni Rinaldini, sottolineando che «pensare di aver messo in tutela i lavoratori dai guasti dell’articolo 8 con questa intesa applicativa è pura illusione, perché la legge è comunque superiore a qualsiasi accordo».
Soddisfatta anche la Cisl: «la firma fuga ogni preoccupazione e distorsione che c’è stata sull’articolo 8», ha spiegato Raffaele Bonanni. Sulla stessa linea il leader Uil, Luigi Angeletti. Soddisfatto è anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che però continua a difendere l’articolo 8 della manovra. «Il governo - dichiara in una nota - apprezza la definitiva conferma dell’accordo del 28 giugno sulla contrattazione aziendale» e «la responsabilità di tutte le organizzazioni firmatarie». Tuttavia, precisa che «la legge vi aggiunge la sua “forza” per dare certezza agli accordi e si limita a definire le materie che liberamente e responsabilmente le parti possono regolare».