L'Eurallumina: bacini dei fanghi rossi

Pubblicato il da sandro

 

L'Eurallumina chiederà alla magistratura il dissequestro dei bacini dei fanghi rossi, indispensabili per il riavvio dello stabilimento fermo dalla primavera scorsa e i sindacati avvertono: ripresa in pericolo.

 

 

«Puntiamo al dissequestro dei bacini e non ci diamo per vinti: l'obiettivo è sempre quello di far ripartire la fabbrica»:

Vincenzo Rosino, amministratore delegato dell'Eurallumina ha incontrato i sindacati, ieri sera a Cagliari nella sede della Confindustria, per informarli ufficialmente di quanto è successo mercoledì. I bacini sono sigillati, sotto sequestro preventivo per disposizione del Gup, che ipotizza il reato di disastro ambientale doloso.

«Non entriamo nel merito dell'inchiesta - dice Fabio Enne, segretario della Cisl - siamo tutti d'accordo che ambiente e salute sono sempre e comunque prioritarie, ma dal punto di vista sindacale dobbiamo sottolineare anche che se non si individua al più presto un sito per il bacino, l'Eurallumina non riparte. E noi non vogliamo neanche prendere in considerazione questa ipotesi».


NO COMMENT

Ovviamente nessuno commenta l'inchiesta giudiziaria in corso, ma la preoccupazione per il futuro dei 700 lavoratori in cassa integrazione è tangibile.

«Il nostro unico pensiero è che la fabbrica riparta al più presto» dice Nino D'Orso, segretario dei Chimici della Cisl per il Sulcis Iglesiente.
A Portovesme le emergenze ambientali si susseguono, provocando scossoni senza precedenti.

Paolo Dessì, consigliere regionale del Psd'Az, propone dei sopralluoghi nelle aree, convocando tutte le parti coinvolte.

«Non è possibile attendere oltre - scrive Dessì in un comunicato - il Sulcis Iglesiente non può continuare a pagare dazio in termini di vite umane ed inquinamento».


L'ESPOSTO

Sul caso Eurallumina prende posizione anche il Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra, che in una nota ricorda di aver presentato un esposto alla Procura dopo l'episodio del 29 marzo scorso, quando dal terreno cominciò a zampillare dell'acqua rossastra.

Da quello strana fuoriuscita presero avvio le indagini della magistratura, sfociate mercoledì nel sequestro preventivo dei due bacini, quello vecchio e quello nuovo, e della sala pompe dell'Enel.

«Quando io dicevo che il bacino poteva inquinare mi prendevano per delinquente - dice Giorgio Martis, attualmente presidente del Comitato per il Lavoro, ex dipendente Eurallumina ed ex sindacalista - mi dispiace per gli ex colleghi, ma a questo punto il riavvio della fabbrica è difficilissimo.

A meno che non si punti sul riutilizzo dei fanghi, facendoli diventare una risorsa».


ANTONELLA PANI

 

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