11 Maggio 1920
Gli operai dovevano lavorare dieci ore all'interno, dodici all'esterno; lavoravano nelle miniere anche le donne e i bambini.
L'idea socialista si affermò con i primi scioperi e con la costituzione delle leghe dei minatori e dei battellieri di Carloforte che si opponevano ai salari di fame e rivendicavano per la classe operaia migliori condizioni umane. Contro gli scioperanti il governo faceva intervenire l'esercito.
L'11 maggio del 1920 i minatori della monteponi scioperarono e scesero in piazza ad Iglesias per rivendicare più pane (i viveri, anche se la prima guerra mondiale era finita da un pezzo, erano ancora razionati). Nello scontro con le guardie regie morirono 7 operai ed altri 26 rimasero feriti. L'amministrazione socialista (una delle pochissime amministrazioni "rosse" della Sardegna), guidata dal popolare sindaco Angelo Corsi, decise il lutto cittadino. I funerali delle vittime si svolsero a spese del Comune.
.... gli alunni delle scuole elementari e medie di Iglesias
raccontano l'avvenomento.
11 maggio 1920
Poco distante dalla precedente, nel 1961 è stata collocata una lapide a ricordo di un fatto luttuoso avvenuto l'11 maggio 1920. I minatori in sciopero, entrati in contatto con le forze dell'ordine ed a seguito delle consuete scaramucce che si verificano in casi analoghi e che degenerano in gesti ed atteggiamenti inconsulti da una e dall'altra parte, venivano investiti da raffiche di mitra in reazione alle sassate, bastonate e colpi di candela a carburo.[ La conseguenza degli scontri fu di 7 morti e oltre venti feriti fra i minatori e di cinque feriti, tre dei quali in modo gravissimo, fra i carabinieri. Il fatto, oltre alla nuda cronaca, ha avuto solo una ricostruzione di parte negli anni settanta, che ha ignorato la circostanza che ben undici operai furono processati e condannati per aver "con violenza e minacce cagionato una sospensione di lavoro allo scopo di imporre alla direzione della miniera di Monteponi il pagamento del salario per una mezza giornata nella quale non s'era lavorato", il che la dice lunga sulla spontanea partecipazione di tanti operai allo sciopero, e che altri dodici scioperanti (tre dei quali si diedero alla latitanza) furono processati "per avere in correità ed in unione con altri, in Monteponi, illegittimamente, con minacce a mano armata, privato l'ing. Binetti Andrea della libertà". L'evento avrebbe necessità di uno studio più approfondito e documentato, ma non è questo il luogo. Le carte relative all'archivio privato di Angelo Corsi, all'epoca sindaco, ed acquisite dall'Archivio Storico Comunale d'Iglesias, contengono solamente una copia del manifesto che fu fatto affiggere dopo il sanguinoso scontro. Non una parola, non un commento