INDUSTRIA: CISL, SERVE RISPOSTA 'ALTA' PER AFFRONTARE CRISI
(AGI) - Cagliari, 19 mar. - "Serve una risposta 'alta', nel senso del livello di interlocuzione, di competenza e di strumentazione, per affrontare le crisi industriale e produttiva della Sardegna". Lo sostiene la Cisl che chiede a Governo e Giunta regionale di attivare subito un tavolo di confronto a Roma, a Palazzo Chigi, con il sindacato. Una strategia di politica industriale regionale - si legge in una nota - deve essere, infatti, riferimento necessario per un Accordo di programma quadro che rilanci le attivita' produttive della Sardegna. Le vertenze aziendali e i punti di crisi debbono essere affrontati dentro una strategia non emergenziale, che proponga alla nostra isola una nuova politica per l'impresa e il lavoro. L'imponente manifestazione, il 13 marzo scorso, dei lavoratori e cittadini del Sulcis, e' solo la punta di un iceberg di un dramma piu' complessivo, che merita risposte che, a distanza di una settimana, non sono ancora arrivate. Un ritardo che, in questa grave situazione di crisi economica, aggrava i problemi e accentua il disagio anche esistenziale degli individui e delle famiglie. Lo scenario del sistema produttivo e' ormai drammatico nel polo sulcitano dove altri 1000 lavoratori sono entrati nel tunnel della Cassa integrazione per un periodo non facilmente definibile, mentre Eurallumina ferma gli impianti per almeno un anno e 700 lavoratori (400 diretti e 300 dell'indotto) restano a casa. A costoro si aggiungono i 260 di Portovesme SRL, anch'essi collocati in cig a seguito della crisi del mercato dell'auto che travolge il comparto piombo-zinco, e i 250 lavoratori di Otefalsai, azienda ferma dallo scorso mese di agosto, anch'essi senza prospettiva. Questi dati del periodo recente - prosegue la nota - si aggiungono alle realta' in crisi da piu' lungo periodo, come il tessile (Legler e Queen) nella Sardegna centrale con oltre 1000 lavoratori fuori dagli impianti da oltre un anno. All'orizzonte poi si profilano le difficolta', non ancora del tutto eliminate, del Petrolchimico di Portotorres, con circa 3500 lavoratori interessati, in attesa di certezze sul mantenimento degli impianti in marcia e la conservazione dei posti di lavoro. Da tempo si attendono risposte per 2800 lavoratori in cig e mobilita' che, dopo anni di non lavoro, attendono un giusto e dignitoso reinserimento lavorativo. Non e' tempo di ordinaria amministrazione. L'emergenza produttiva e industriale richiede risposte adeguate e tempestive. (AGI) Com-/Cog
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