13mila alla Marcia per il Lavoro ma salta l’incontro in Consiglio

Pubblicato il da sandro cherenti

   CGIL Sarda

Oltre tredicimila persone hanno partecipato alla Marcia per il Lavoro organizzata a Cagliari da Cgil, Cisl e Uil. Il corteo, composto da disoccupati, pensionati, cassintegrati, giovani arrivati da tutti i territori, è partito alle 10 e 30 da Viale Monastir e ha attraversato viale Sant’Avendrace, Viale Trieste e via Roma sino al palazzo del Consiglio Regionale. Non c’è stato l’incontro previsto con i capigruppo , ai quali i sindacati avrebbero voluto consegnare i documenti con le rivendicazioni territoriali. “Dopo circa due ore di marcia – hanno spiegato i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca, almeno tredicimila mila persone sono arrivate sotto il palazzo del Consiglio dove una delegazione avrebbe dovuto incontrare le rappresentanze politiche per consegnare le istanze degli otto territori provinciali della Sardegna sulla gravissima crisi che i sardi stanno drammaticamente vivendo”. Dopo aver prima appreso di non essere attesi e, solo dopo un’ora, che era stata messa a disposizione la sala della Terza Commissione, Cgil, Cisl e Uil hanno nuovamente riscontrato l’impossibilità di far accedere la propria delegazione attraverso le rigorose maglie della sicurezza del Consiglio regionale.

“È vero che qualche Capogruppo si è prodigato per favorire lo svolgere dell’incontro – proseguono Costa, Medde e Ticca - ma in un clima di pesantissime provocazioni che niente hanno a che vedere con la pesante accusa di “volontà di strumentalizzare la situazione” che ci è stata rivolta dalla  Presidente del Consiglio Claudia Lombardo”. Solo dopo circa un’ora di attesa i sindacati hanno deciso di rinunciare all’incontro improvvisando una conferenza stampa di denuncia nel piazzale del Consiglio regionale. “Se la Presidente Lombardo – concludono Cgil, Cisl e Uil, non ha gradito il fatto di non essere stata coinvolta in prima persona nell’interlocuzione, possiamo tranquillamente spiegarlo: non volevamo intrometterci in una lite tra Istituzioni, Presidenza e Giunta, che tanto imbarazza noi ma soprattutto i sardi”.

 

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